Vilipendio e trattativa Stato-mafia. Due problemi per Napolitano

Quando Giorgio Napolitano ha accettato, primo caso nella storia dell’Italia repubblicana, di farsi eleggere per la seconda volta Capo dello Stato sapeva benissimo che sarebbe andato incontro ad un destino di lotta politica senza esclusione di colpi. Re Giorgio ha rinunciato, forse per sempre, a godersi la pensione e a fare il nonno per il bene dell’Italia. O almeno, questo è ciò che pensano nel suo entourage, perché nel resto del Paese sono in molti a voler chiedere il conto al presidente bis, a cominciare dalla procura di Palermo.

Proprio venerdì mattina, infatti, i pm palermitani che si occupano dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia hanno depositato in tribunale una lista di 176 testimoni che vorrebbero ascoltare in aula a partire dal 27 maggio, giorno della prima udienza del processo sulla trattativa, celebrato dalla corte d’Assise del capoluogo siciliano. Tra i nomi illustri chiamati al banco dei testimoni da Nino Di Matteo e colleghi c’è naturalmente quello di Giorgio Napolitano. Con lui, in buona compagnia, ci sono anche il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, e l’ex procuratore nazionale antimafia, ora presidente del senato, Pietro Grasso. L’intento dei magistrati è quello di ricostruire minuziosamente la scena che ha fatto da contorno alle telefonate tra Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale, il defunto Loris D’Ambrosio.

Quelle chiacchierate in cui un agitato Mancino chiedeva insistentemente di intervenire per aggiustare il corso delle indagini e del processo sulla trattativa erano state intercettate dagli inquirenti, mettendo così nei guai lo stesso Napolitano. Il “mancato coordinamento” lamentato da Mancino veniva così spiegato involontariamente dallo stesso D’Ambrosio in una lettera vergata il 18 giugno del 2012, poco prima di morire. D’Ambrosio aveva maturato la convinzione “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, e ciò nel periodo tra il 1989 e il 1993”. Purtroppo i dubbi di D’Ambrosio sugli scellerati accordi intercorsi tra pezzi pregiati dello Stato e boss mafiosi nel biennio di sangue 1992-93 sono stati sepolti insieme a lui, mentre gli altri protagonisti di questa vicenda rimangono muti come pesci, anche di fronte a nuove prove sul furto dell’Agenda Rossa di Borsellino in via D’Amelio.

 

I guai per Napolitano, comunque, non finiscono certo con il processo di Palermo. È ancora rovente, infatti, la polemica che ha coinvolto suo malgrado il presidente nella vicenda della libertà di espressione sul web. È stato Beppe Grillo a denunciare pubblicamente durante il Tuttiacasatour l’irruzione degli agenti della polizia postale negli uffici milanesi della Casaleggio associati al fine di ottenere informazioni su 22 pericolosi criminali informatici che si sarebbero permessi di commentare non proprio oxfordianamente sul blog di Grillo alcune performances di Napolitano, ritenute poco democratiche. Il Codice Rocco, quello di epoca fascista, poi ricopiato nell’articolo 278 del Codice Penale, definisce questa manifestazione del libero pensiero come reato di “vilipendio al presidente della Repubblica”, passibile di denuncia su iniziativa autonoma della magistratura.

Ed è proprio ciò che è successo ai 22 “cyber terroristi” sulla pelle dei quali è passata la strategia di intimorire e tappare la bocca virtuale allo scomodo portavoce del M5S. Naturalmente Grillo ha reagito a modo suo: “Ho scoperto che il Presidente è d’accordo sull’abolizione dell’articolo 278. Lo ha detto in tempi non sospetti, nel 2009, come rivelato dal suo ex portavoce Pasquale Cascella secondo il quale Napolitano invitò “chiunque abbia titolo per esercitare l’iniziativa legislativa a liberamente proporre l’abrogazione”, lasciando all’opinione pubblica ogni valutazione”. Ieri un ddl per l’abolizione dell’articolo 278 è stato presentato in Senato dai grillini e lunedì sarà fatto anche a Montecitorio. Questa la contromossa del Movimento che non potrà di certo far felice un più che stressato presidente bis.

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2 commenti

  1. Bell’articolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

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  2. Continuate così, bravi!

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