Beppe Grillo denuncia: vogliono chiudere il blog

La sua denuncia Beppe Grillo l’ha resa nota al pubblico durante un comizio elettorale tenuto a Barletta martedì scorso, ennesima tappa del “Tutti a casa tour” organizzato in vista delle elezioni amministrative: il sito beppegrillo.it, il blog punto di riferimento per l’intero Movimento5Stelle, potrebbe essere chiuso dalla polizia postale. “Stamattina è venuta la polizia nel nostro ufficio di Milanoha detto Grillo rivolto ad una platea incredula- a chiedere dove sono i server di questi 22 ragazzi che sono stati indagati per vilipendio, ma noi non lo sappiamo nemmeno”.

La vicenda è quella, al momento sconosciuta al grande pubblico, dell’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, per il reato di “offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica” a carico di 22 persone che, secondo gli inquirenti, avrebbero postato sul blog di Grillo frasi lesive della rispettabilità del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. A dare ufficialmente il via alle indagini è stato il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, a cui appartiene la prerogativa di autorizzare l’avvio di un’inchiesta nel caso specifico di offese e ingiurie rivolte alla massima carica del paese.

Beppe Grillo al momento non risulta indagato, né dovrebbe esserlo in futuro, ma uno dei blog più letti in Italia (e nel mondo), nonché piattaforma programmatica del primo partito italiano, rischia comunque l’oscuramento (per responsabilità oggettiva, si direbbe nel calcio) a causa dei commenti, magari volgari e ingiuriosi, ma molto democratici, apparsi nel maggio del 2012 per commentare le vicende giudiziarie e telefoniche che hanno coinvolto l’oggi appena rieletto presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Torna così alla ribalta il tema della violenza verbale su internet e dei molti tentativi di mettere un bavaglio alla rete attraverso la censura della libera espressione del pensiero, ritenuta da molti penalmente rilevante se vengono superati certi limiti.

 

Era stato proprio il presidente della Camera, Laura Boldrini, a sollevare il tema nei giorni scorsi, collegandolo però al problema della violenza di genere sulle donne. Ma era stata lei stessa a imporsi una successiva e subitanea marcia indietro sul diritto all’espressione del libero pensiero virtuale, anche se a volte un po’ indigesto. “Se ci chiudono il blog resteremo senza informazione, non lo hanno fatto neanche in Cina”, ha tuonato Grillo di fronte agli esterrefatti barlettani. E, in effetti, l’adozione di leggi speciali contro il web esiste solo nel paese asiatico e in qualche altra dittatura sparsa qua e là per il globo. In Italia il rischio censura di internet è presente ma ancora non all’ordine del giorno dei voleri della casta. La polizia postale che fa il suo ingresso negli uffici milanesi di Casaleggio per ottenere informazioni sui cyber-vilipendiatori di Napolitano è una scena che colpisce molto negativamente l’immaginario collettivo delle persone perché fa sentire puzza di dittatura.

Per questo Beppe Grillo ha potuto denunciare pubblicamente che “Se fanno una cosa simile e ci chiudono il blog se ne assumeranno la responsabilità perché noi siamo la democrazia”. Il rischio oscuramento resta comunque aperto, anche se il reato contestato, il vilipendio, risulta di stampo papalino-ottocentesco e “non c’azzecca niente” con il mondo 2.0 di Grillo & co. In passato, infatti, altri blogger erano stati condannati per aver ospitato commenti troppo calienti sulla loro piattaforma. In questo caso però -complice l’opportunità politica di non chiudere la bocca in maniera così plateale all’intero M5S per non scatenare una guerra civile non virtuale- le autorità costituite potrebbero chiudere un occhio nei confronti dei cyber terroristi grillini.

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2 commenti

  1. Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho già salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

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