Scontro Berlusconi-Boccassini. Governo Letta già in crisi

Sei anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. A suonare la campana a morto per la vita politica del quasi 80enne Silvio Berlusconi è stato l’odiato magistrato “comunista” Ilda Boccassini. Ieri, durante la requisitoria del processo Ruby, Ilda la Rossa non ha avuto riguardo per il clima di “pacificazione” che si respira nel paese (o meglio, nei Palazzi) e ha deciso di tenere un atteggiamento “divisivo” pur di non stravolgere la realtà al fine di non coinvolgere il neonato governo Letta-Alfano nelle beghe giudiziarie del Cavaliere.

A sentire la Boccassini, Berlusconi sarebbe colpevole del reato di concussione di pubblico ufficiale –per il quale rischia 5 anni di galera- per aver chiamato la questura di Milano nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2010 al fine di “liberare” Ruby e consegnarla alla briffatrice ministeriale Nicole Minetti. Il fatto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, poi, secondo Hildita non era altro che “una colossale balla” della quale sarebbero stati a conoscenza sia il clan Berlusconi che i funzionari della questura i quali consegnarono Karima el Marrough alla Minetti (e successivamente alla Conceicao) solo per assecondare il volere dell’allora presidente del Consiglio. Logico per la Boccassini che Berlusconi fosse al corrente della minore età di Ruby (un altro anno di gattabuia) perché il fidato Emilio Fede “sa che la ragazza è minorenne”.

 

La reazione del Caimano non si è fatta attendere: “Che devo dire? Teoremi, illazioni, forzature, falsità ispirate dal pregiudizio e dall’odio, tutto contro l’evidenza, al di là dell’immaginabile e del ridicolo. Ma tutto è consentito sotto lo scudo di una toga. Povera Italia”. Una cocente delusione mitigata però dall’insopprimibile voglia di continuare a rodere l’osso della politica italiana. A Berlusconi, che ha bisogno come il pane di un governo di larghe intese per continuare ad interpretare con successo la parte dello statista perseguitato, non conviene per il momento dare una spallata a Enrico Letta. È per questo che il giovane premier è uscito trionfante dal ritiro spirituale nell’abbazia di Spineto, facendo credere ai mass-media di aver rimesso in riga, proprio lui, il nipote di Gianni, i riottosi ministri berlusconiani.

“La decisione che abbiamo assuntoha comunicato frate Letta ai giornalistiè di attenersi a una regola per la quale i ministri si occupano del governo, attraverso i loro settori specifici, con un impegno a stare fuori dalla vicende più prettamente politiche e partitiche a partire dalla campagna elettorale per le amministrative”. Parole all’apparenza coraggiose che non cancellano però la presenza del ministro dell’Interno Angelino Alfano alla manifestazione di Brescia, definita “eversiva” da più parti. L’ordine di riappacificazione è partito ovviamente da Arcore e non da un premier che conta quanto un “pupo” nel teatro delle marionette siciliano.

Quel trascinatore nato di folle che è Enrico non ha fatto altro che cogliere l’occasione per rimanere un altro po’ attaccato al respiratore che tiene in vita il suo arlecchinesco governo. Ecco perché il premier si è sentito di annunciare un programma di 4 punti in 100 giorni e la nomina dell’ennesima commissione di esperti esterni che si occupi di riforme costituzionali. Lavoro per i giovani (il solito refrain), Imu e questione casa, “agevolazioni fiscali per gli italiani che vogliono fare” e avvio di una riforma della politica (compresa legge elettorale Porcellum). Queste le promesse da marinaio di un Letta trascinante come Al Bano di fronte ad una platea di attempate fans. Peccato che la golden share di governo ce l’abbia in mano Berlusconi a cui conviene fare buon viso a cattivo gioco fino alle prossime condanne (allora sarà guerra civile) oppure fino all’ottenimento del tanto agognato salvacondotto giudiziario.

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3 commenti

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