Femminicidio, Boldrini: “Basta abuso su corpo delle donne”

“È necessario porre limiti all’utilizzo del corpo delle donne nella comunicazione”. Lo ha detto domenica mattina il presidente della Camera, Laura Boldrini, nel corso di un incontro pubblico in piazza San Marco a Venezia. La Terza carica dello Stato ha specificato meglio il suo pensiero aggiungendo che “è inaccettabile che ogni prodotto venga veicolato attraverso il fisico femminile. Le multinazionali fanno queste pubblicità con le donne solo in Italia e non in altri Paesi. Una donna oggettivizzata, resa cioè oggetto, la si tratta come si vuole e la relativa violenza è a un passo”.

Il riferimento è alla pratica della mercificazione del corpo femminile, offerto al cliente-consumatore su un piatto d’argento dalla sotto-cultura della pubblicità, televisiva e non, pur di reclamizzare prodotti di ogni tipo. Secondo la Boldrini il circolo vizioso della violenza sulle donne verrebbe alimentato anche dalla diffusione nell’immaginario collettivo dell’idea della donna oggetto. È per questo che il presidente della Camera propone di “rilanciare l’occupazione femminile per proteggere le donne dalla violenza” perché “in Italia solo il 47% lavora, una delle percentuali più basse d’Europa. Se una donna non lavora, in caso di violenza, non ha autonomia”. La Boldrini, parlando nel pomeriggio ad Arcevia, nelle Marche, solidarizza anche con l’iniziativa del ministro delle Pari Opportunità, Josefa Idem, che ha dichiarato di voler istituire una task-force contro il femminicidio.

 

“Penso che sia una misura che dovrebbe essere messa in atto il prima possibile, perché la situazione in Italia da questo punto di vista è grave. Troppe donne sono oggetto di violenza ad ogni livello, una violenza che si estende dalle famiglie e che arriva anche al web”. In questo modo Laura Boldrini intende mantenere accesi i riflettori mediatici sulla vicenda della inarrestabile strage di donne (25 dall’inizio dell’anno), massacrate quasi sempre da mariti gelosi, ex fidanzati o familiari violenti. E proprio dal web era partita la polemica con al centro la Boldrini ma, soprattutto, la condizione della donna nella società 2.0.

Il polverone era stato alzato da una intervista rilasciata a Repubblica venerdì scorso, nella quale il presidente della Camera aveva denunciato di venire sottoposta ogni giorno a minacce di morte, aggiungendo di non aver paura, ma di voler porre un freno “all’anarchia del web”. Apriti cielo perché l’allarme lanciato dalla Boldrini è stato preso dal popolo di internet, magari non del tutto a torto, come il desiderio di apporre una sorta di censura al web, mettendo un cappio intorno al collo della libertà di espressione con la solita scusa di voler arginare violenti, maleducati ed incivili. Sull’argomento la Boldrini era stata poi costretta ad una sorta di marcia indietro: “Grazie per la solidarietà. Ma non ho mai parlato di anarchia o di una nuova legge per il web. Nell’intervista intendevo aprire un confronto sulla violenza contro le donne, che si manifesta anche attraverso internet”.

Il rischio era quello di oscurare la vera e propria emergenza della violenza sulle donne con una polemica sterile sugli eventuali lacci e lacciuoli da imporre al web. Una battaglia a dir poco impopolare in un’Italia in cui la totalità dei mass-media è dominata dalla casta dei politici e in cui l’unico modo per contrastare l’infame reato del femminicidio sembra proprio quello della condivisione di informazioni e della diffusione di cultura in opposizione al modello unico pubblicitario propagandato da Sua Emittenza la tv.

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