Quirinale: Renzi boccia Marini e Finocchiaro

Sulla Bibbia c’è scritto che anche il Signore si riposò il settimo giorno. Una massima che evidentemente non ha valore per Matteo Renzi, signore anche lui, ma solo di Firenze. Sono i giorni cruciali che precedono l’elezione del nuovo capo dello Stato e la formazione del governo. Il rischio di elezioni anticipate è sempre alto e gli scontri al calor bianco si ripetono quotidianamente, sia all’interno di un partito, il Pd, che appare ogni giorno più spaccato, sia con l’avversario “classico”, ovvero Silvio Berlusconi. Ecco allora che anche la domenica diviene occasione per Renzi di far sentire con forza la sua voce. Ma procediamo con ordine.

La prima stoccata è partita verso Bersani, indirizzata direttamente dagli studi del Tg5: “Mi spiace che Bersani cerchi l’insulto e l’accusa per di più tra persone dello stesso partito –ha detto il rottamatore- Ho solo detto che bisogna fare presto. Mi spiace che destini personali di Bersani siano più importanti”. Un pensiero gentile Renzi lo ha comunque riservato anche all’amato nemico Silvio Berlusconi, già elegante ospite del Lucignolo fiorentino nella villa di Arcore. “Mi piacerebbe sfidare Berlusconi per poi poter dire: e’ ora di andare in pensione. Qualcuno vorrebbe mandarlo in galera, io mi accontento di mandarlo in pensione”.

Appena uscito dagli studi Mediaset, a Renzi prudevano ancora le mani, tanto da voler rincarare la dose anti-bersaniana direttamente dalla sua pagina facebook. Post che è necessario riportare integralmente: “Ieri il segretario del mio partito, Bersani, ha detto che sono ‘arrogante, indecente, qualunquista’. Mi spiace molto che Pierluigi – cui va il mio rispetto sempre, a prescindere – scelga la strada dell’insulto. Non credo di meritarmelo, anche alla luce del comportamento di questi mesi. Per quanto mi riguarda vorrei evitare le polemiche”. “Io faccio il sindaco e spero solo che si faccia presto: le aziende chiudono, le famiglie soffrono, la politica è lenta. Non faccio parte del gruppo dirigente e non tocca a me decidere: mi auguro che chi ha responsabilità non sprechi tempo. Se questo significa essere indecenti penso che siano in tanti in Italia a essere indecenti”.

 

Che la guerra di successione all’interno del Pd fosse iniziata da tempo era cosa nota, ma l’accelerazione data da Renzi nel fine settimana non può che lasciare perplessi. Tanto più che, in vista dell’elezione in seduta comune del presidente della Repubblica che comincerà giovedì, i politici si stanno spendendo anima e corpo nel gioco al massacro del toto-nomi per il Quirinale. È stato il solito Renzi a bocciare due dei nomi di grido usciti dalla nomenklatura Pd per correre incontro alle richieste di condivisione avanzate da Berlusconi. Sono quelli di Anna Finocchiaro e Franco Marini.

Due personalità rispettabilissime per i più, ma evidentemente indigeste ai paladini della rottamazione. “Il profilo che va bene è quello di nome che coinvolga la maggioranza più alta possibile”, ha detto Renzi, aggiungendo però che Marini non sia adatto alla bisogna in quanto senatore già bocciato dagli elettori in Abruzzo alle ultime elezioni, e che la Finocchiaro rischia di essere ricordata nell’immaginario collettivo solo per la fotografia che la ritrae mentre fa la spesa all’Ikea con gli uomini della scorta che le spingono il carrello. Un colpo basso da gentleman dei poveri che rischia però di lasciare ai box i due malcapitati, senza nemmeno aver acceso i motori delle macchine.

Renzi ne ha anche per Rosy Bindi che aveva chiesto per il Quirinale una personalità di profilo cattolico. Così il sindaco di Firenze su Repubblica: “Non basta essere cattolici, basta che sia un galantuomo. Per me può essere buddista, musulmano, ebreo, ateo. Mi interessa che rappresenti l’Italia, che sia custode dell’unità in tempo di divisioni”. Giochi di palazzo compiuti sotto l’inquietante ombra di Romano Prodi che –complici le Quirinalie grilline (39 voti on-line)- potrebbe salire al Colle da protagonista per spiazzare e mettere in fuga le truppe berlusconiane.

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