Tangenti del Sistema Sesto: D’Alema coinvolto nell’affare Serravalle

Lo scenario in cui si muovono gli inquirenti –i pm di Monza Franca Macchia e Walter Mapelli– è quello del cosiddetto Sistema Sesto. Un presunto (fino a sentenza definitiva) maxi giro di tangenti che avrebbe avuto come protagonista l’ex presidente della Provincia di Milano, già sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati. A fare entrare il nome di Massimo D’Alema su questa torbida scena di corruzione è stato Renato Sarno, l’architetto considerato dai pm il collettore delle tangenti di Penati dalla posizione di favore della società Serravalle. Sarno si è fatto cinque mesi di carcere e pare abbia deciso di sciogliersi finalmente la lingua, ottenendo come “premio” gli arresti domiciliari.

È il Corriere della Sera ad aver pubblicato mercoledì scorso parte dell’interrogatorio che Sarno avrebbe sostenuto il 4 febbraio di fronte ai due magistrati parlando proprio dell’affare Serravalle. Dice Sarno: “Le esatte parole di Penati furono: ‘Io ho dovuto comprare le azioni di Gavio. Non pensavo di spendere una cifra così alta, ma non potevo sottrarmi perché l’operazione mi venne imposta dai vertici del partito, nella persona di Massimo D’Alema’. Dichiarazioni che, se confermate, potrebbero avere l’effetto di una bomba termonucleare sul Partito Democratico. Naturalmente il Lìder Massimo nega ogni addebito, facendo seguire la solita minaccia di querela al vetriolo.

 

Ma è necessario ricostruire la storia della vicenda Serravalle per capirci qualcosa di più. Tutto è cominciato nel 2004 quando Penati, considerato a quei tempi il braccio destro di Pierluigi Bersani, da sindaco della Stalingrado d’Italia passa ad occupare la sedia della presidenza della provincia meneghina che ha in portafoglio un consistente pacchetto di azioni della società Serravalle (che controlla l’autostrada Milano-Genova). È proprio Bersani a farsi ambasciatore di un incontro tra Penati e l’imprenditore Marcellino Gavio, il defunto e discusso proprietario, tra l’altro, di parte della Serravalle. I due si incontreranno riservatamente in un albergo di Roma. Nessuno saprà mai cosa si siano detti di preciso, ma i fatti raccontano che esattamente un anno dopo, nel luglio del 2005, la Provincia di Milano compra la Serravalle ad un prezzo clamorosamente fuori mercato: 8,93 euro ad azione, rispetto ai 2,9 sborsati appena 18 mesi prima da Gavio.

Un totale di 238 milioni di euro che fanno incassare una plusvalenza stratosferica (176 milioni) al Gruppo Gavio. Un’operazione a dir poco sospetta che desta l’attenzione anche del sindaco di Milano dell’epoca, Gabriele Albertini, controllante di parte della Serravalle insieme alla Provincia. È proprio Albertini a sollevare il dubbio che la “gratitudine” di Gavio si sia manifestata attraverso l’acquisto, per 50 milioni, dello 0,5% delle azioni Bnl, la banca che il presidente di Unipol Giovanni Consorte si apprestava a scalare (tutti ricordano le parole di Fassino “Abbiamo una banca”). Le prove di questo mostruoso giro di tangenti tra Gavio, Penati e l’ex Pci non sono ancora saltate fuori, ma la collaborazione a cui si sta prestando la gola profonda Renato Sarno rischia seriamente di far saltare anche D’Alema, considerato da sempre un intoccabile.

Secondo i pm, Sarno “risulta avere ricevuto da Milano Serravalle ulteriori 6 incarichi dal 2005 al 2009” divenendo così, in nome e per conto di Penati, “amministratore di fatto” della Serravalle. “Nel rilevare che tutta la ricostruzione della vicendaprova a difendersi con una nota D’Alemaè stata già smentita da Penati, ovvero colui che avrebbe riferito quelle evidenti sciocchezze all’architetto Sarno, mi sconcerta il fatto che i due giornalisti del Corriere della sera (Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella ndr) non abbiano avvertito l’esigenza di chiedere la mia versione prima di dare diffusione a dichiarazioni inventate di sana pianta, pubblicandole con straordinario e immotivato risalto”. Il sospetto adombrato è quello di una manovra per estrometterlo dalla corsa al Quirinale, ma il dubbio che i furbetti della Serravalle stiano nascondendo qualcosa resta comunque vivo.

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