Riscossione Sicilia: Crocetta assume Ingroia come esattore

Rosario Crocetta aveva bisogno di un collaboratore fidato. Una persona di provata onestà da mettere alla testa di Riscossione Sicilia, l’ex Serit, l’azienda partecipata di proprietà della Regione Sicilia al 90% e di Equitalia al 10% che si occupa della riscossione dei tributi sull’isola. E quale figura più adatta a quel ruolo se non quella di un siciliano doc come Antonio Ingroia, il magistrato in aspettativa che ha provato il salto in politica con Rivoluzione Civile con tanto di sonora bocciatura alle elezioni e che adesso, complice la sua candidatura in tutte le circoscrizioni elettorali tranne quella di Aosta, rischiava il trasferimento d’ufficio tra le valli alpine?

La notizia dell’assunzione di Ingroia come collaboratore “esterno” della Regione, naturalmente a spese del contribuente, è stata data ieri, ma era nell’aria da tempo, visti i frequenti incontri con tanto di caffè che avevano preceduto l’accordo. “Ingroia ha preferito il caffè siciliano a quello che fanno in Val d’Aostaha commentato a caldo Crocetta, estendendo alla politica la portata dei colloqui con IngroiaCon Ingroia c’è anche un dialogo politico, dato che mi piacerebbe portare nel mio movimento, Il Megafono, quell’area di sinistra che si è riconosciuta in lui alle ultime politiche”.

 

Un nuovo impiego, quello a Riscossione Sicilia, che sembra ritagliato su misura per l’Ingroia magistrato, fustigatore di malaffare e consorterie mafiose, ma non per l’Ingroia politico, inconsistente ed arruffone (l’imitazione di Crozza è forse più reale dell’originale). Nel suo difficile compito il pm ancora in aspettativa potrà avvalersi della collaborazione dell’avvocato Lucia Di Salvo, moglie di un magistrato, assunta da Crocetta come vice presidente, e della presenza di un nome di peso come quello di Maria Mattarella, anche lei avvocato ma soprattutto figlia di Piersanti, trucidato dalla mafia il 6 gennaio 1980.

Un cambio di rotta a 180° che Crocetta ha voluto imporre ad un ente da sempre fucina di sprechi e consulenze d’oro, appannaggio nel passato anche dei cugini Nino e Ignazio Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra. Di fronte al disastro finanziario imminente, il presidente siciliano ha pensato ad uno “sbirro” come Ingroia prendendo anche due piccioni con una fava perché, compreso nel prezzo, ha incassato anche l’appoggio di quel che resta di Rivoluzione Civile alla candidatura di Ignazio Marino a sindaco di Roma.

“Niente sottogoverno. Un incarico da magistrato dove posso mettere a frutto la mia esperienza contro abusi e opacità del passato”, ha scritto Ingroia su twitter, non riuscendo però ad evitare il fiume di critiche che gli è piombato addosso, accusandolo di essere disposto a tutto pur di occupare una poltrona. A riassumere causticamente la situazione è il solito Maurizio Gasparri: “Da rivoluzionario a gabelliere”. Sul pm palermitano pesa ancora la debacle elettorale e il salto troppo ravvicinato dalla magistratura alla politica che, a sorpresa, gli attirano contro anche gli strali di Salvatore Borsellino: “Per la verità preferivo Ingroia quando faceva il suo lavoro di magistrato e lo faceva in maniera egregia, mentre su Ingroia politico preferisco non pronunciarmi”. Detrattori a parte, ad Ingroia manca solo il via libera definitivo del Consiglio Superiore della Magistratura che dovrebbe comunque arrivare entro poche ore. Da quel momento comincerà ufficialmente la terza vita di Antonio Ingroia: magistrato, politico ed ora esattore delle tasse. Come Alberto Sordi nel film Troppo Forte.

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