Terrore nel Pdl: Ilda Boccassini candidata al Quirinale

L’indiscrezione l’ha rilanciata nella serata di lunedì l’agenzia di stampa Agi, subito ripresa in diretta da Enrico Mentana al tg di La7: il centro-sinistra potrebbe decidere di puntare tutte le sue fiches per il Quirinale su Ilda Boccassini, il pm di Milano da sempre ritenuta “comunista” e nemica giurata di Silvio Berlusconi, e per questo motivo (oltre che per il colore della chioma) soprannominata Ilda La Rossa. La notizia che ha gettato nel panico le schiere berlusconiane non risulta però al momento confermata, né ovviamente dall’interessata, né da altre fonti.

A parlare di un possibile approdo della Boccassini in cima al Colle più alto è stata una fantomatica, quanto sedicente, voce di corridoio di un importante dirigente Pdl che avrebbe pronunciato queste parole: “Altro che moderato, gira anche l’ipotesi di eleggere al Colle Ilda Boccassini”. Uno scoop del giornalista che ha riportato la notizia o una boutade con esclusivo valore di provocazione? Probabilmente nel partito Azzurro l’obiettivo è quello di alzare la tensione in vista dell’inizio delle procedure per l’elezione del Capo dello Stato previsto per il 15 aprile.

 

A Berlusconi, infatti, non è piaciuta per niente la mossa a sorpresa compiuta da Napolitano con la nomina delle due commissioni di saggi. “Mi hanno raccontato per decenni che la Costituzione era inviolabile e ora scopro che in verità si può fare serenamente quel che si vuole”, avrebbe detto il Cavaliere commentando la soluzione indicata e imposta da Napolitano. La paura che scuote il Pdl è che l’insediamento dei saggi serva solo al Pd per prendere tempo allo scopo di evitare il voto a giugno ma, soprattutto, per trovare una convergenza (magari con il M5S) sul nome da fare per il Quirinale, naturalmente sgradito a Berlusconi.

È per questo che il Cavaliere ha mandato in prima linea il fidato segretario (del partito e personale) Angelino Alfano che in favore di telecamere ha dichiarato: “O c’è un’intesa politica piena che conduca a un governo di larga coalizione o è indispensabile andare subito al voto senza che sia resa impraticabile la finestra elettorale di giugno”. Un tono che sa tanto di ultimatum per costringere il Colle a forzare i tempi: “Riteniamo opportuno che il presidente Napolitano riprenda le consultazioni con le forze politiche, e che le stesse forze politiche riprendano a parlarsi. La casa brucia e non sarebbero comprensibili altri rinvii e dilazioni”. Questo, in sintesi, il comunicato di Pasquetta con cui il segretario senza quid ha voluto (dovuto) mettere i puntini sulle i.

Risultati entro dieci giorni altrimenti salta il tavolo dei saggi. Questa la linea ufficiale del Pdl perché Berlusconi ha paura di ritrovarsi intrappolato nella melma di un governo tecnico con un nuovo inquilino del Quirinale a dir poco sgradito. Ecco allora il ritorno dei pasdaran. “Dobbiamo avere piena coscienza che il governo Monti non può sostituirsi all’esigenza di dar vita ad un nuovo governo” dice Fabrizio Cicchitto, mentre Maurizio Gasparri rincara la dose: “Verifiche e approfondimenti sono doverosi ma devono essere rapidi. Manovre dilatorie creano solo problemi ulteriori. Peggio poi sarebbe se la sinistra usasse questo tempo per ambigue manovre per l’elezione del nuovo capo dello Stato”. Repetita iuvant.

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