Bersani verso l’incarico, ma senza maggioranza

La due giorni di consultazioni al Quirinale non è riuscita a sciogliere il nodo del nuovo governo che il paese dovrà darsi, perlomeno per modificare la legge elettorale porcellum e sbrigare qualche faccenda di natura economica. Le voci di corridoio danno per certa almeno l’assegnazione di un incarico esplorativo a Pierluigi Bersani da parte di Giorgio Napolitano, anche se la coalizione Pd non sembra avere i numeri per governare. L’intento del segretario è comunque quello di farsi un bel giro di consultazioni con il benestare del capo dello Stato in tasca, per poi tornare al Colle per riferire e trovarsi così in una posizione di vantaggio in vista di prossime elezioni.

“Non ho piani B ma non ho neanche un piano Aha detto Bersaniho portato la nostra riflessione e poi rispetto il ruolo del presidente della Repubblica per dire come uscire da soluzione difficile. Non abbiamo avanzato subordinate se stiamo alla politica, questo è un ragionamento per l’avvio della legislatura”. Una dichiarazione che, tradotta dal politichese bersaniano, significa che la dirigenza Pd pretende un governo politico e non uno “del presidente” che possa coagulare consensi intorno ad un nome nuovo. Bersani tenta di giocare tutte le sue carte, anche se di frecce dentro la sua faretra ne sono rimaste ben poche.

 

Beppe Grillo ha messo nero su bianco il rifiuto del Movimento5Stelle di scendere a patti spartitori di qualsiasi natura con i vecchi partiti, Pd compreso, e lo ha comunicato ieri al Quirinale. Berlusconi, al contrario, ha fatto sapere in più occasioni che il Pdl è disponibile a qualsiasi inciucio pur di governare e togliersi dai piedi i fastidiosi giudici di Milano. Mario Monti è invece ridotto ai minimi termini e non ha alcun potere contrattuale, se non nella lontana ipotesi di un governo tripartito Pd-Scelta Civica-Lega, che per il momento appartiene al campo della fantapolitica. E allora? Che fare? Si chiederebbe Vladimir Ilic Lenin. Peccato che il suo “successore”, Pierluigi Bersani da Bettola, non abbia proprio in mente una rivoluzione. Il suo sembra più un tentativo strategico, una mandrakata, per formare un governo di minoranza sfiduciato già in partenza, che possa però presentarsi alle elezioni ancora in carica.

Altro che ipotesi Pietro Grasso per un “governo di scopo” voluto da Napolitano. Il Pd ha ribadito di non voler stringere alcun accordo con il Pdl per un governo di larghe intese, allontanando così l’ipotesi dell’ex magistrato come premier. “Ci rivolgiamo a tutto il Parlamentoparola di segretarioanche per quel che riguarda i punti del cambiamento. Naturalmente ci sono punti che dalla destra sono stati impediti in questi anni, anche in quest’ultimo anno, quindi immagino che su questi punti di governo sarebbe una singolare via di Damasco”. Sta di fatto che ieri Napolitano ha dichiarato che “al paese serve un governo” chiedendo anche al presidente del Consiglio incaricato di allargare quanto possibile la maggioranza, e di farlo provvedendo a un’integrazione programmatica dei suoi 8 punti, in modo da “venire incontro alle esigenze del Paese”. Più che un accordo ci vorrebbe un miracolo.

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