Quirinale e Palazzo Chigi: Berlusconi fuori dai giochi

Magistratocrazia. È questa la parola ricorrente nei peggiori incubi di Silvio Berlusconi. Il rischio è quello di essere cancellato dalla vita politica italiana da una sentenza di tribunale che gli toglierebbe il diritto di candidarsi. È un Cavaliere scatenato e a tutto campo quello presente ieri alla riunione dei parlamentari Pdl che ha visto eleggere i due Renato, Brunetta e Schifani, rispettivamente capogruppo alla Camera e al Senato. Berlusconi ce l’ha con Bersani, reo di aver fatto eleggere alla seconda carica dello stato un magistrato, Pietro Grasso: “Al Senato addirittura ha scelto di eleggere un pm, che va contro il sentire del 37,7% dei cittadini preoccupati per la ‘magistrocrazia’. Perché all’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici”.

Al momento, però, le attenzioni del cerimoniere di Arcore sono puntate sul Quirinale dove da domani il presidente Giorgio Napolitano comincerà le consultazioni di governo. Il Colle, infatti, è l’obiettivo primario del Cavaliere. Meta che si fa sempre più difficile da raggiungere. “Dopo Laura Boldrini e Pierio Grassoha detto Berlusconicredo che la sinistra sceglierà anche il Presidente della Repubblica. E allora daremo battaglia nelle piazze e nel Parlamento”. Il Cavaliere è chiuso nell’angolo dalla matematica e ne è consapevole. Il Pd, se volesse, potrebbe eleggere un Capo dello Stato a colpi di maggioranza e, se per caso Bersani non dovesse riuscire a formare il governo, pazienza. Intanto il Quirinale sarebbe comunque stato conquistato.

 

È per questo che Berlusconi ha fatto capire di essere disposto a tutto: “Dal Paese uscirà presto la necessità di un cambiamento e noi dobbiamo essere lì pronti. Anzi, consideriamoci già in campagna elettorale, torniamo tra la gente e nelle piazze”. Una apparente sicumera che tradisce invece la situazione disperata in cui versano le truppe azzurre. Il terrore dei berlusconiani è che il M5S possa alla fine appoggiare un governo Pd, così come già fatto con il voto su Grasso, per mettere in atto provvedimenti come il “conflitto di interessi” che metterebbero definitivamente fuori gioco il Cavaliere ed i suoi servi devoti. Una tragedia politica da evitare ad ogni costo. Ecco così spiegata l’offensiva mediatica messa in atto dal Giornale di famiglia per mettere in cattiva luce i 5Stelle.

“Il M5s ha confermato come dicevamo noi di essere di estrema sinistra”, ha aggiunto Silvio, ancora legato all’intramontabile leit motiv dei comunisti mangiatori di bambini. La posizione di Berlusconi non si discute: guerra aperta a magistratura, Pd e grillini pur di procrastinare la definitiva uscita di scena del Cav. Così recita una nota diffusa dal partito ieri sera: “I vertici del Pd sono privi di ogni senso di responsabilità, indifferenti agli interessi generali del Paese, ciechi di fronte ai drammi delle famiglie e delle imprese dentro una crisi mai conosciuta dal dopoguerra ad oggi”. Ma sono in molti all’interno del Pdl a pensare che quello del loro capo sia stato “il comizio di un uomo infuriato, deluso, terrorizzato”, se si vuole dare credito al retroscena riportato sul Corriere della sera da Paola Di Caro. La paura dei parlamentari Pdl è quella di venire tagliati fuori e diventare “irrilevanti” quando Berlusconi verrà fatto fuori da sentenze e accordi politici. La necessità è quella di ripensare al centro-destra dopo Berlusconi.

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