Il Pdl pronto all’Aventino per Berlusconi

Mancavano solo le dichiarazioni del capogruppo del M5S al Senato, Vito Crimi, “Voteremmo per ineleggibilità e per arresto di Berlusconi”, per chiudere il cerchio intorno alla fine della carriera politica di Silvio Berlusconi. Ieri è stata una giornata campale per le sorti dell’intero Pdl, dopo la richiesta di Ilda Boccassini di procedere con una seconda visita fiscale e, soprattutto, dopo che i pm di Napoli Woodcock e soci hanno chiesto il giudizio immediato per l’ex premier nella vicenda della compravendita di senatori denunciata dalla gola profonda Sergio De Gregorio.

Nonostante i medici inviati dal tribunale al San Raffaele abbiano dato ragione al gabinetto di professori che sta seguendo le condizioni cliniche di Berlusconi, rilevando uno scompenso cardiaco dovuto all’alta pressione, la botta del giudizio immediato sul caso De Gregorio (si vocifera di una possibile richiesta di arresto) è stata troppo forte per il partito. In molti hanno avuto la sensazione che questa volta il gioco possa davvero finire e che la giostra del potere possa definitivamente spegnersi mentre i parlamentari azzurri ancora vorrebbero giocarci. Ecco perché Milano ieri è stata costretta ad assistere al remake del film Il Caimano di Nanni Moretti. Magistrati assediati nel Palazzo di Giustizia dai cittadini infuriati per la condanna del caimano, sostituiti nella realtà niente di meno che da tutti i parlamentari Pdl superstiti. Quasi 190 persone che hanno occupato per qualche minuto il tribunale meneghino durante il processo Ruby.

 

La circostanza che fossero parlamentari della Repubblica ha fatto gridare molti al tentativo di golpe, allo scontro istituzionale tra potere legislativo e potere giudiziario. Roba che neanche Mussolini. E, infatti, l’interpretazione della stampa nostrana, più o meno di Regime, è stata univoca e tendente a stigmatizzare il grave gesto di irresponsabilità. A proposito, tra i manifestanti c’era anche Mussolini, anche se non l’originale Benito, ma solo la nipote Alessandra. Con lei tutto il gotha del partito. Da Alfano a Nitto Palma, da Rotondi alla Gelmini, passando per le pasionarie Ravetto, Biancofiore e Santanchè. Non potevano certo mancare poi i soliti Gasparri e Cicchitto che non ha avuto certo peli sulla lingua: “O si risolve il problema dei processi a Berlusconi o il Pdl non darà “alcuna copertura” alla fase politica già incerta di queste settimane”.

Come se la politica potesse lavare ogni malefatta. Comunque sia, il Pdl prosegue dritto per la sua strada, pena la sua scomparsa all’unisono col leader. È il segretario senza quid, Angelino Alfano, a tracciare il terreno: “L’obiettivo di questo accanimento giudiziarioha dichiarato Alfano ai giornalistiè di arrivare a una richiesta di condanna mentre sono in corso le trattative istituzionali per formare il governo. Noi speriamo che la verità venga a galla e sia accertata l’infondatezza delle ipotesi che hanno del surreale. Mentre il Paese si trova senza un governo e mentre il Pd non riesce a trovare il modo per fare un governo, si danno le manganellate giudiziarie a Berlusconi per eliminare politicamente un leader che il popolo italiano non ha intenzione di vedersi privare”.

La linea del Pdl è più che mai chiara: o si predispone un salvacondotto per Berlusconi, o salta il tavolo della convivenza democratica tra opposte fazioni. Peccato che Alfano nei panni di Hitler durante il putsch di Monaco del 1923 sia poco credibile, altrimenti la minaccia sarebbe reale. Per il Pdl è in corso una persecuzione giudiziaria da lavare con il sangue di una protesta clamorosa: ritirare i propri parlamentari sull’Aventino come fecero gli antifascisti nel 1924 dopo l’omicidio Matteotti. Una mossa disperata che, come la storia insegna, porterebbe solo ad una accelerazione del dissolvimento del berlusconismo. Oggi Alfano è atteso al Quirinale insieme a Gasparri e Cicchitto per aggrapparsi al morbido Giorgio Napolitano come ultima speranza. Punto di non ritorno.

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