Condanna Unipol: Berlusconi dichiara guerra alla magistratura

“Il tribunale dichiara Berlusconi Silvio e Berlusconi Paolo del reato del quale all’articolo 326 del codice penale (..) e condanna Berlusconi Silvio alla pena di anni 1 di reclusione e Berlusconi Paolo, considerata la recidiva, alla pena di anni 2 e mesi 3 di reclusione”. Queste le gelide parole pronunciate dal giudice della quarta sezione penale del tribunale di Milano con le quali i fratelli B. sono stati condannati per aver pubblicato sul Giornale di famiglia l’intercettazione telefonica tra Giovanni Consorte, allora numero uno di Unipol, e Piero Fassino, segretario Ds, l’ormai famigerata “Allora abbiamo una banca!”.

L’intercettazione tra i due traffichini di Sinistra semplicemente non poteva essere pubblicata perché coperta da segreto istruttorio. Una vera beffa per l’uomo più intercettato d’Italia, finito con una condanna per rivelazione di segreto d’ufficio sul groppone proprio per colpa di un’intercettazione. La vicenda è quella ormai nota a tutti del tentativo di scalata della Bnl nel 2005 da parte del colosso assicurativo Unipol, da sempre appannaggio del Pds-Ds-Pd. I retroscena raccontano di una serata ad Arcore nel dicembre 2005. Silvio Berlusconi sonnecchiante sul divano e, di fronte a lui, il fratello Paolo accompagnato dagli imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli. Una pen-drive viene inserita nel pc e un distratto Berlusconi può così ascoltare la voce tremante di Fassino. Quel “abbiamo una banca” farà rizzare il tupè al Cavaliere (“ve ne sarò riconoscente per tutta la vita”) e segnerà l’inizio del disastro elettorale di Prodi, partito con un vantaggio di 10 punti per arrivare ad un quasi pareggio nelle elezioni del 2006.

 

Sentenza di primo grado di ieri che rimarrà simbolica, visto che a settembre scatterà la prescrizione, ma che impone ai fratelli Berlusconi di risarcire Fassino con 80 mila euro. Uno smacco. Timore invece per gli altri due procedimenti che andranno a sentenza nei prossimi giorni: Ruby il 18 e diritti Mediaset il 23. È per questo che l’avvocato Piero Longo, scottato dall’esito processuale, ha attaccato frontalmente i magistrati milanesi: “Non sono sorpreso, a Milano è questo il trattamento riservato a Berlusconi. Sono però costernato perché ero convinto che gli elementi a suo carico fossero inefficaci contraddittori, se non del tutto inesistenti. E’ la prima condanna per questo reato”, afferma Longo, adombrando l’ipotesi della sentenza politica.

Messo con le spalle al muro, a Berlusconi non resta appunto che buttarla in politica, appoggiato naturalmente dai miracolati fedelissimi ai quali solo la spregiudicatezza del capo ha garantito un altro giro in parlamento. I devoti del Cavaliere preparano la manifestazione anti-magistrati in programma per il 23 marzo a piazza del Popolo a Roma, ed è proprio il redivivo Daniele Capezzone a fare il punto: “Oggi difendere Silvio Berlusconi significa difendere la democrazia. Difendere il diritto degli italiani a scegliere i propri rappresentanti, difendere il diritto di un Paese a non vedere rovesciato per via giudiziaria l’esito democraticamente deciso dagli elettori nelle urne”. Dello stesso tono i commenti della pasionaria Micaela Biancofiore (“un vero assalto alla democrazia e un caso di ingiustizia ad personam”) e del craxiano mai pentito Maurizio Sacconi (“la più palese dimostrazione dell’anomalia giudiziaria italiana”).

A chiudere il cerchio della strategia Pdl, centrata sullo scontro con la magistratura come ragion d’essere della presenza del Cavaliere in politica, è lo stesso Berlusconi: “E’ davvero impossibile tollerare una simile persecuzione giudiziaria che dura da vent’anni e che si ravviva ogni qual volta vi sono momenti particolarmente complessi nella vita politica del Paese”. Questa volta però il Caimano appare davvero in difficoltà, freddato anche dalle confessioni di Sergio De Gregorio, e avviato verso altre condanne che potrebbero mettere la parola fine alla sua lunga stagione politica. Per il leader del Pdl “soltanto una vera e completa riforma della giustizia potraà consentire che ai cittadini italiani non accada ciò che continuamente accade a me da 20 anni e che continuerà ad accadere”. Più che un commento, una premonizione.

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