Dopo il No di Grillo, il “morto che parla” Bersani tentato da Berlusconi

La risposta di Beppe Grillo alle avances formulate dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, per un accordo che permetta di formare un governo, se pur di minoranza, ha fatto il giro del mondo, cliccata e linkata sul blog del portavoce del Movimento5Stelle. Grillo ha gelato le speranze di Bersani, ovviamente a modo suo: “Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro. E’ riuscito persino a perdere vincendo. Ha superato la buonanima di Waterloo Veltroni”.

Un giudizio tranciante che sembrerebbe mettere la parola fine alle speranze del “partito che non ha vinto”, ma che vuole comunque governare, di convincere i grillini a replicare l’esperienza del laboratorio siciliano dove, alla Regione, il presidente Rosario Crocetta, indipendente del Pd, governa con i voti di Cancelleri e del Movimento. Ma Grillo è impietoso. Elenca le offese subite dallo “smacchiatore fallito” che, convinto di vincere le elezioni e di trovare un accordo col centro montiano, aveva snobbato le istanze di cambiamento e di rifiuto della casta coagulatesi attorno alla figura del tribuno genovese. “Fascisti del web”, “con Grillo finiamo come in Grecia”, “Grillo fa promesse come Berlusconi”, sono solo alcuni degli epiteti usciti dalla bocca di Bersani, irritato dagli attacchi di Grillo che, ancora ieri, lo ha indicato come il “47, morto che parla”, rendendolo ridicolo di fronte al popolo del web, e non solo.

Poi, la chiusura che sembra essere definitiva chiusura che sembra essere definitiva: “Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (né ad altri). Voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle. Se Bersani vorrà proporre l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio, se metterà in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione”. Logico che Beppe Grillo non potesse, dalla sera alla mattina, modificare a 360° la linea politica del M5S, nato per “mandare a casa” la casta. Ma, ad una attenta analisi politica, non sfugge la contraddizione del dichiarare l’impossibilità del voto di fiducia mentre si apre alla collaborazione legge per legge.

Grillo e Casaleggio, non sono certo stupidi e sanno benissimo che senza fiducia e appoggio esterno ad un governo di minoranza si andrebbe tutti a casa, senza avere la possibilità di costringere il Pd a votare il programma a 5Stelle. Grillo sta dunque tastando il terreno per alzare il prezzo dell’accordo (brutta espressione da Prima repubblica) e costringere l’inguardabile Bersani e il suo gruppo dirigente alle dimissioni per poi ricontrattare con il Nuovo Pd. Il M5S, primo partito italiano, sente la responsabilità di avviare il cambiamento. Ora. Subito. E Grillo lo sa. Lo dimostrano le migliaia di commenti che hanno intasato il blog, quasi tutti favorevoli a dare una mano al Pd per poi tenerlo per le orecchie nelle aule parlamentari.

Intanto Silvio Berlusconi tenta di inserirsi nella trattativa attraverso un videomessaggio :  “Nei prossimi giorni dovremmo riflettere sugli scenari politici e sulle proposte per il futuro del paese. Nessuna forza politica e responsabile può ignorare il valore della governabilità”. Il Cavaliere –inseguito da procure e processi, ultimo quello sulla corruzione del senatore Sergio De Gregorio– gioca la carta della collaborazione e della responsabilità verso il Pd. Un giochino già sentito, ma che non trova sorda una larga fetta della nomenklatura Pd, a partire da Massimo D’Alema, convinta fino a ieri di potersi spartire le poltrone di governo ed ora rimasta a bocca asciutta. Povero Bersani, l’unico segretario di partito che non si dimette dopo una sconfitta ma è costretto, suo malgrado, a sacrificarsi sull’altare dell’interesse popolare. Cornuto e mazziato.

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