Arresto Orsi: anche politici e giornalisti nel Sistema Finmeccanica

Dalle prime luci dell’alba di martedì il presidente ed amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi è rinchiuso nel carcere di Busto Arsizio, accusato di corruzione internazionale. Ad accompagnarlo al fresco sono stati niente di meno che gli uomini del colonnello Sergio “Ultimo” De Caprio, i Carabinieri del nucleo operativo del Noe, su ordine del gip Luca Labianca che ha accolto la richiesta d’arresto presentata dal pm di Busto, Eugenio Fusco. Nelle prossime ore il top manager del colosso aerospaziale italiano verrà ascoltato nel primo interrogatorio.

Questa la cronaca delle ultime ore. I fatti raccontano di un’inchiesta che sta scavando a fondo su una presunta maxi-tangente da 51 milioni di euro pagata dai vertici di Finmeccanica, con tanto di “stecca di ritorno” dicono i pm, per aggiudicarsi l’8 febbraio 2010 la fornitura al governo indiano di 12 elicotteri AW101 VIP ad un prezzo di 556 milioni. Non per caso anche  Bruno Spagnolini, ad di Agusta Westland (il ramo elicotteristico di Finmeccanica), è finito agli arresti domiciliari. Fatti già noti, visto che Orsi risulta indagato almeno dall’aprile 2012, ma che sono inevitabilmente tornati agli onori delle cronache con l’arresto eccellente del successore di Pierfrancesco Guarguaglini, impalmato dal governo Berlusconi prima e confermato da quello Monti poi, proprio per cercare di far diradare le nubi che si erano addensate sulla gestione allegra di Finmeccanica da parte di Guarguaglini e della moglie Marina Grossi.

 

Montiani e berlusconiani, impegnati in per giunta in campagna elettorale, giocano ovviamente allo scaricabarile di questo scandalo di proporzioni gigantesche, ma è la Lega di Roberto Maroni a tremare più di tutti, considerato che dall’inchiesta in corso è uscito più volte il nome di qualche leghista. Per il momento il pm Fusco non ha aperto alcun filone italiano dell’affaire italo-indiano, ma Bobo Maroni è stato comunque costretto a minacciare querele a 360 gradi per difendersi dalle accuse indirette lanciate da ben due gole profonde. La prima, da cui tutto è partito, è quella di Lorenzo Borgogni, ex direttore delle relazioni istituzionali di Finmeccanica.

Ai magistrati napoletani Woodcock e Piscitelli, che hanno poi passato le carte a Busto Arsizio, Borgogni aveva raccontato che nel giro di mazzette tra gli indiani del maresciallo Sashi Tyagi -capo di Stato Maggiore dell’Indian Air Force tra il 2004 e il 2007- e i due mediatori italo-svizzeri Christian Michel (amico di Orsi) e Guido Haschke, si era inserito lo stesso capo di Finmeccanica per aumentare il peso delle bustarelle da 41 a 51 milioni. Dice Borgogni: “Haschke sostiene che Orsi chiedeva questi soldi per dare fondi ai partiti che lo hanno appoggiato per la nomina a Finmeccanica. Lega e Cl”. Roba vecchia, almeno politicamente, le accuse di Borgogni. Inediti invece i gorgheggi dell’ad di Ansaldo Energia, Luciano Zampini, sentito come testimone il 14 novembre. “Haschke fece in particolare un’illazione”. –confessa Zampini- “Mi disse: ‘la retrocessione (i 10 milioni in più ndr) che mi è stata chiesta magari serviva a Orsi per ricompensare la Lega”.

Illazioni e “sentito dire” , smentiti anche dallo stesso Guido Haschke, divenuto nel frattempo il grande accusatore e lo scoperchiatore del Sistema Finmeccanica, ovvero tangenti e creste come ordinaria amministrazione di una delle poche aziende italiane (pubblico-privata) non ancora toccate dalla crisi. Monti non poteva non sapere, Berlusconi idem e Maroni è comunque coinvolto dalle intercettazioni pubblicate da alcuni quotidiani tra cui Il Fatto, che lo dipingono molto intimo con Orsi, tanto da voler usufruire per Natale dell’albergo che il manager possiede a Corvara. Possibile che nessuno sapesse, o indagasse, su un sistema di corruzione planetario che in confronto Tangentopoli sembra roba da ragazzi?

Possibilissimo, visto che secondo i magistrati la Banda Orsi non si faceva mancare proprio nulla. Nemmeno il controllo della stampa. La “puzza di olio” ascoltata nelle intercettazioni tra Orsi e Carlo Maria Fenu, capo ufficio stampa del Gruppo, sarebbero secondo il gip Labianca un’allusione ai soldi utilizzati per oliare i giornalisti compiacenti e per costruire così “una campagna di stampa retribuita e compiacente”. E non solo: Orsi ha la spavalderia di lamentarsi direttamente con il capo di Confindustria Giorgio Squinzi, editore del Sole24Ore, perché il giornalista Gianni Dragoni avrebbe calcato troppo la mano contro di lui. Circostanza, quella delle pressioni subite dall’intoccabile Orsi, naturalmente smentita dal direttore del Sole Roberto Napoletano. Un silenzio così assordante quello di politica e media sul Sistema Finmeccanica –così come su quello Mps o Eni– da far temere che i timori di Niki Vendola, che sente “puzza di tangenti anche nella vicenda F-35”, possano essere validi per l’intero Sistema Italia.

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