Bilancio Ue: il Parlamento si oppone all’annuncio di Van Rompuy.

Quel “deal is done” twittato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, a conclusione della riunione oceanica durata ben  26 ore tra giovedì e venerdì, non è proprio andato giù al Parlamento guidato dal tedesco, e socialista, Martin Schulz. A Bruxelles i capi di governo di una Europa unita solo sulla carta hanno approvato il bilancio comunitario per il periodo 2014-2020, ma non tutto è andato liscio, tra delusi, vincitori e incontentabili. Il premier britannico David Cameron è stato il vincitore assoluto della disfida internazionale, o almeno è stata questa l’impressione quasi unanime degli addetti ai lavori.

Il leader conservatore, uscito miracolosamente illeso dall’approvazione, nel suo paese, dei matrimoni gay, è volato a Bruxelles con il coltello tra i denti per chiedere, ed ottenere, una sostanziale riduzione della spesa comunitaria per i prossimi anni, pena la crocifissione da parte dei suoi colleghi tories, già sul piede di guerra. “Eravamo determinati a tagliare le spese di Bruxelles e ci siamo riusciti”, ha detto ai microfoni un Cameron apparso stravolto dal sonno, ma visibilmente soddisfatto. La cifra stanziata per il nuovo bilancio sarà di 960 miliardi di euro, così come richiesto anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, custode della teutonica ortodossia dei tagli alle spese, quasi cento miliardi in meno rispetto ai numeri dati lo scorso anno (1.045 mld) dal presidente della Commissione José Manuel Barroso. “E’ il livello massimo di accordo possibile che i capi di Stato e di governo potevano raggiungere all’unanimità”, ha dovuto infine ammettere lo sconfitto Barroso.

 

La piccola Italia, dal canto suo, canta vittoria con Mario Monti, atteggiamento che somiglia più ad una strategia elettorale che ai festeggiamenti per una vittoria sul campo. È lo stesso trionfante Monti a spiegare a telecamere e taccuini che “abbiamo ottenuto risultati significativi con un più equo bilanciamento dei nostri contributi e più fondi assegnati all’Italia”. Logico aspettarsi un atteggiamento simile dal Professore a cui gli amici di Bruxelles vorrebbero dare una mano in vista delle elezioni. “Nei prossimi sette anni –continua il premier- avremo 3,5 miliardi in più per rilanciare l’agricoltura, la coesione territoriale, l’occupazione giovanile nel Mezzogiorno. Trenta ore di ininterrotto negoziato. Ho detto chiaramente che avrei usato il potere di veto per raggiungere un buon risultato”.

Ma di cosa sta parlando Monti? A quale “buon risultato” si riferisce? I freddi numeri ci possono aiutare a capire meglio quanto accaduto nella lunga notte europea. Sembrava di essere alle scuole elementari, invece che nei palazzi di Bruxelles, con il maestro Van Rompuy impegnato a non scontentare nessuno. La Gran Bretagna voleva un bilancio dimagrito, la Germania pretendeva di contribuire in misura minore, gli indebitati come Italia e Francia chiedevano invece più fondi per agricoltura e coesione.  “Forse non è un bilancio perfetto, ma c’è qualcosa di buono per tutti” ha comunicato infine il placido Van Rompuy con un atteggiamento fastidiosamente ecumenico. A rimetterci le penne però sono stati il capitolo sulla Competitività e la Crescita -ridotto dai 155 miliardi richiesti inizialmente a 125,6 miliardi per 28 paesi in sei anni, meno di 20 mld a testa-, e il programma Connecting Europe Facility che dovrà finanziare le reti di trasporto, energetiche e digitali della Ue. Quest’ultimo ha visto crollare il suo budget da 50 a 28 mld.

Alla luce della desertificazione del processo di vera unificazione europea, il Parlamento ha annunciato di voler dare battaglia. Gli onorevoli di Bruxelles saranno chiamati per la prima volta ad esprimere un voto decisivo sull’approvazione del bilancio e c’è da scommettere che vorranno vendere cara la pelle. Almeno si spera. “Non posso immaginare che il Parlamento approvi un bilancio che crea deficit, perché ciò è illegale. Rischiamo il fiscal cliff”, ha commentato gelidamente telegrafico il presidente Schulz, reso ancor più nervoso dalle precisazioni di Van Rompuy: “Forse non è il bilancio perfetto per nessuno, ma c’è molto per tutti, questo è un bilancio orientato al futuro, realistico e guidato dalle pressanti preoccupazioni per la crisi”. Partita europea ancora tutta da giocare.

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