Il Wall Street Journal spinge Draghi nel pantano Mps. Bankitalia complice dei Mussari-boys

C’è un giornale, il prestigioso quotidiano economico d’Oltreoceano Wall Street Journal, che accusa l’ex governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, di aver chiuso un occhio sull’amministrazione allegra dei conti del Monte dei Paschi di Siena nell’ottobre del 2011. A difendere l’onorabilità di Draghi ci hanno pensato la politica italiana e, soprattutto, la Banca Centrale Europea. Peccato che l’attuale presidente della Bce sia proprio quel Mario Draghi attaccato senza pietà dai giornalisti economici a stelle e strisce.

Adesso l’uomo forte della politica italiana in Europa rischia seriamente di finire nei guai, perché le accuse lanciate dal quotidiano newyorkese sono gravi e circostanziate. Nell’ottobre del 2011, scrive il Wsj che sembra attingere a fonti molto ben informate, l’istituto di Rocca Salimbeni si trovava “a corto di liquidità”, una situazione talmente preoccupante da spingere i vertici, Mussari e la Banda del 5%, a chiedere aiuto a Mamma Bankitalia per riceve una “paghetta” di ben 2 miliardi di euro, anche se “pubblicamente i suoi dirigenti rassicuravano che la posizione finanziaria della banca era adeguata”.

 

“Italian bank was aided by covert loan” (la banca italiana fu aiutata con un prestito segreto) sentenziano gli americani, visto che lo staff del  governatore Draghi decise di concedere quel prestito, ma senza rendere pubblici i termini dell’enorme esborso di denaro liquido. Ma ecco come il Wsj descrive i fatti: “La Banca d’Italia decise di sottoscrivere il prestito a ottobre 2011 perché Mps, la terza banca del Paese, era a corto di liquidità ed aveva in gran parte esaurito le sue possibilità di impegni con la Bce, secondo Banca d’Italia”. La Banca d’Italia, dunque, non si sarebbe limitata a vigilare sulla gestione dei conti Mps, ma avrebbe deciso di entrare a gamba tesa nel cda del Monte attraverso un fiume di denaro, il tutto ovviamente in gran segreto.

“Né Bankitalia né Monte dei Paschi divulgarono allora la notizia del prestito, per la preoccupazione che la divulgazione creasse panico sui mercati finanziari”, si legge ancora sul decano dei quotidiani economico-finanziari. Saggia decisione, alla luce delle magagne contabili emerse dall’inchiesta della procura di Siena che indaga sui Mussari-boys per la scandalosa vicenda dell’acquisto gonfiato di Antonveneta e del successivo utilizzo di titoli derivati come Alexandria e Santorini per coprire il buco ciclopico venuto a crearsi. L’accusa del Wsj a Draghi è che quest’ultimo avrebbe fornito una copertura istituzionale a Mps al fine di “simulare” un ottimo stato di salute, anche pubblicamente, durante una conference call con analisti e investitori, dove la dirigenza Mps avrebbe rassicurato sulla sua solvibilità “ma la mancata comunicazione della carenza di garanzie reali alla Bce e il ricorso al prestito hanno aiutato a nascondere lo stato finanziario critico di Mps”.

Ai missili intercontinentali lanciati da New York Mario draghi non ha potuto fare a meno di rispondere immediatamente, pena la perdita di credibilità della stessa Bce, oltre che del vecchio amore italiano: “La Banca d’Italia ha agito in modo appropriato per risolvere i problemi di Mps con una vigilanza adeguata e seguendo i passi dovuti da questo punto di vista”. Per fugare ogni dubbio, poi, Draghi ha deciso di offrire il petto a telecamere e taccuini, prendendosi personalmente la responsailità di quanto accaduto: “Sono stato io a firmare entrambe le ispezioni presso Mps e la Banca d’Italia ha fornito tutta la documentazione possibile alle autorità. Quando ci si trova di fronte a una frode, è utile ricordare che le Banche centrali non hanno poteri di polizia”. Atto di coraggio che rischia di trasformarsi in un boomerang per Draghi, visto che da Palazzo Koch per ora è stata pubblicata on-line soltanto una pilatesca Nota di approfondimento su una vicenda dai molti lati ancora oscuri.

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