Balle elettorali: le promesse di Berlusconi, Monti e Bersani su tasse e lavoro

I 4 milioni di posti di lavoro promessi da Silvio Berlusconi. Il taglio dell’Irpef per 15 miliardi e il dimezzamento dell’Irap con un risparmio di 11,2 miliardi proposti da Mario Monti. I 50 miliardi in 5 anni per ripagare i debiti delle imprese , idea di Pierluigi Bersani. Chi offre di più? Lo stress da campagna elettorale sembra aver portato i candidati verso un cortocircuito programmatico. L’unico scopo è inseguire il voto dell’elettorato indeciso, anche a costo di sfasciare i già derelitti conti pubblici italiani.

Le proposte su fisco, lavoro e imprese lanciate nelle ultime ore dal trio Berlusconi-Monti-Bersani, somigliano più ad una corsa a briglie sciolte verso un precipizio che ad una seria visione del modo migliore con cui uscire dalla crisi economica che attanaglia il nostro paese. A tenere banco, e come non avrebbe potuto essere altrimenti, è la sparata ad alzo zero del Cavaliere. 4 milioni di posti di lavoro, quando i disoccupati italiani sono poco più di 3 milioni e dove, soprattutto, si sta attendendo ancora il milione di posti promessi quasi 20 anni fa. Comportamento schizofrenico da trattamento sanitario obbligatorio quello del Cavaliere, definito dal comico Dario Vergassola uno che “mente sapendo di smentire”. E infatti, da Arcore è arrivato il solito dietro front: “Ho tirato fuori solo una ipotesi cercando di vedere se c’è gente di buon cuore”, che, anche se ci fosse veramente, non si capisce come si potrebbe creare occupazione solo con buoni sentimenti  e pensierini edificanti.

 

Comunque, ci si è abituati da tempo al Silvio dottor Jekill e mister Hyde. Nessuna sorpresa. Quello che stupisce è la perdita dell’ultimo refolo di serietà da parte dei due avversari, almeno sul piano personale ritenuti fino a ieri persone sobrie e coerenti. A cadere per primo nella trappola berlusconiana è stato il segretario Pd Pierluigi Bersani, disperato a causa della picchiata del suo partito nei sondaggi. Pigi punta ad ottenere il favore, e quindi il voto, dei piccoli e medi imprenditori, creditori dello stato insolvente per cifre astronomiche. La proposta di Bersani è di chiudere l’annosa vicenda dei debiti della p.a. nei confronti delle aziende, ripagandole di quanto ad esse dovuto (10 miliardi all’anno per 5 anni). Peccato che il favorito alla corsa verso Palazzo Chigi non dica, perché non ne ha la possibilità, dove si dovrebbe andare a prendere quel tesoretto. Ovviamente aggiungendo debito pubblico a debito pubblico. Improponibile.

La terza Grazia dovrebbe essere rappresentata per gli italiani da Mario Monti, premier ancora in carica e capo della lista centrista Scelta Civica. Ieri il Professore ha presentato un piano articolato in cinque punti per ridurre la pressione fiscale . Nessun aumento dell’Iva, riduzione di Imu, Irpef e Irap, nonché sperimentazione di un nuovo contratto a tempo indeterminato, più flessibile ma a più basso costo previdenziale e fiscale. Proprio un bel menù per la pancia degli italiani, adeguato alla cucina sperimentale dello chef di Arcore. È comunque al padre della restituzione dell’Imu e dei 4 milioni di posti di lavoro che spetta per il momento l’ultima parola: “Se coltivate il sogno di diventare imprenditori, vi troverete una sorpresa: non dover pagare imposte per i primi 5 anni di attività della nuova impresa”. Venghino donne, venghino…tutto a mille lire nel mercato elettorale!

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