Misteri del Monte: 40 milioni sequestrati alla Banda del 5%…e siamo solo all’inizio!

In queste ore gli uomini del nucleo speciale della polizia valutaria della guardia di finanza stanno eseguendo una serie di sequestri di titoli e denaro liquido nelle sedi di banche e fiduciarie di Mps per un ammontare di circa 40 milioni di euro, tornati in Italia grazie allo scudo fiscale di Tremonti. Il sospetto degli inquirenti è che quei soldi possano essere parte della stecca destinata alla Banda del 5% e creata attraverso i fondi neri ottenuti con l’acquisto gonfiato di Antonveneta. Intanto ieri si è svolto anche un drammatico consiglio di amministrazione Mps in cui è stato per la prima volta messo nero su bianco il potenziale ammontare delle perdite per lo scandalo derivati: 730 milioni.

Sul fronte degli interrogatori eccellenti, per il momento Giuseppe Mussari è riuscito a dribblare l’interrogatorio a cui doveva sottoporsi lunedì in procura a Siena. Non che l’ex presidente di Mps e Abi -accusato di falso in prospetto e manipolazione del mercato per la vicenda dell’acquisto di Antonveneta nel 2007 da parte della banca più antica del mondo- si sia reso uccel di bosco come un Bernardo Provenzano qualsiasi; questo no, il suo è stato solo un tentativo di prendere tempo per poter approntare una linea di difesa quantomeno credibile, visti anche i continui colpi di scena che si stanno susseguendo nella vicenda Mps. Mussari dovrebbe sedersi oggi di fronte ai pm Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso; tutta colpa di un impegno improvviso per uno degli avvocati del suo stuolo. Cose che succedono.

 

Prima di lui, mercoledì per la precisione, è stato sentito per 8 ore l’ex direttore generale di Mps Antonio Vigni che, oltre alla provenienza occulta del tesoretto,  ha dovuto spiegare meticolosamente agli inquirenti il contenuto di agende personali e supporti elettronici che gli uomini del Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno sequestrato a lui e al resto del vecchio management di Rocca Salimbeni. Tra questa montagna di file e documenti più o meno segreti -con i quali gli inquirenti sperano di fare luce sui lati oscuri dell’acquisto di Antonveneta nel 2007 per quasi 10 miliardi dagli spagnoli del Banco Santander– ce ne sono alcuni di primaria importanza investigativa. Il primo è contenuto in un’informativa delle Fiamme Gialle, già depositata e a disposizione delle parti, che fa riferimento a una mail inviata nel 2007 dal vicedirettore generale di Mps, Giuseppe Menzi, al suo superiore Vigni,“con la quale illustra la criticità dell’operazione”.

“Antonveneta”scrive Menzi dimostrando di aver fiutato il pericolo che incombe su Mps“è divisionalizzata male, la governance è concentrata su Amsterdam, bisogna riconsiderare gli accantonamenti del 2007, i crediti danno una crescita zero”. L’ex vicedirettore rincara la dose considerando che “le criticità devono essere curate con terapia d’urto anche per non incidere troppo sul 2008”. Le sue preoccupazioni sono tutte rivolte al rischio di impresa che Mps si sta accollando pur di acquistare una banchetta come Antonveneta, compreso il prestito Fresh da 1 miliardo di euro contratto con Jp Morgan a tassi da strozzinaggio. I sospetti di Menzi sono suffragati da Alessandro Daffina, il banchiere della Rothschild incaricato da Santander di tenere i contatti con Mps e interrogato il 9 marzo 2012. “Fu Botin (presidente di Santander ndr) a pretendere l’assenza di due diligence finalizzata all’aggiustamento e compenso pattuito”, vuota il sacco Daffina, “Mussari chiese a Botin in tutte le fasi preliminari all’accordo di poterla effettuare senza, tuttavia, mai riuscire a ottenerla”.

Una due diligence  è in pratica un acquisto a scatola chiusa, senza avere la possibilità di fare accertamenti contabili su Antonveneta (nel nostro caso). Circostanza ancor più inspiegabile se si pensa al prezzo gonfiato e non certo di favore, 10 miliardi, sganciato sull’unghia dai Mussari boys (Baldassarri, Vigni e la Banda del 5%) che adesso dovranno fornire spiegazioni convincenti ai pm senesi per non finire al fresco. Così come la Consob, l’autorità che dovrebbe vigilare sulle società quotate in borsa, potrebbe essere chiamata a rispondere dell’omesso controllo sulle magagne di Mps. I maneggi dei furbetti del Monte erano stati, infatti, denunciati in un esposto anonimo inviato nell’agosto del 2011 alla Consob e, successivamente, a dicembre, alla redazione di Report di Milena Gabanelli. Protagonista della denuncia anonima è l’ex responsabile dell’area Finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, descritto come autore di “sciagurati investimenti” per Mps (si parla di 800 milioni di perdite), ma molto fruttuosi per i suoi conti personali grazie al sistema da lui stesso creato attraverso una serie di contatti con innumerevoli brokers amici, tanto “nessuno mai controllerà o si permetterà di contestare qualcosa fatta da Baldassarri”. Previsione errata.

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