Mps: Mussari capo di una associazione a delinquere?

Continua il gioco dello scaricabarile dei politici sulle responsabilità dello scandalo Monte dei Paschi. Ieri è stato il turno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Intervistato sul Sole24Ore dal direttore Roberto Napoletano, il presidente è sceso personalmente in campo, nonostante la veneranda età, per difendere gli interessi nazionali minacciati da aumento dello spread, scontro tra Btp e Bund e crollo della credibilità della Banca d’Italia e non più, come ai bei vecchi tempi della giovinezza di Napolitano durante la Grande Guerra, dagli austriaci ammassati alle frontiere alpine.

Ascoltati Mancini e Gotti Tedeschi

Il presidente offre il petto ai taccuini pur di parlare bene dell’operato della Banca d’Italia: “Bankitalia ha esercitato fin dall’inizio con il tradizionale rigore le funzioni di vigilanza nei limiti delle sue attribuzioni di legge”. Un giudizio netto, corroborato dalla convinzione che si debba manifestare “quella consapevolezza dell’interesse nazionale cui sono di certo sensibili tutte le forze responsabili, ferma restando la netta distinzione tra la doverosa azione penale e le riconosciute condizioni di stabilità della banca oggetto d’indagine”. Il solito linguaggio politichese che, tradotto, dovrebbe suonare più o meno come un invito alla magistratura di Siena ad andare avanti, ma senza rischiare di affondare Bankitalia e l’intero sistema creditizio italiano, anche se quest’ultimo fosse marcio fino al midollo, come stanno dimostrando le inchieste aperte sulla vicenda Mps.

Tendenza autoassolutoria che ha colpito anche il duo Monti-Bersani (oltre al D’Alema del VIDEO), impegnato nel passarsi la patata bollente delle colpe su Mps. “Per il bene di tutti bisogna tenere i partiti lontani dalle banche”, ha minacciato via facebook un poco sobrio Professore a cui ha risposto a stretto giro di posta un nervoso ed accerchiato segretario Pd: “Fuori le banche dai partiti”. Mentre i galli nel pollaio della politica continuano a beccarsi senza pietà, le indagini avviate dalla procura di Siena (già seguita da quella di Trani) rischiano di allargarsi a macchia d’olio. L’istituto di Rocca Salimbeni sta già subendo un’indagine per responsabilità amministrativa, così come indagato per associazione a delinquere è l’ex presidente Giuseppe Mussari, in bella compagnia di  dell’ex direttore generale Antonio Vigni, dell’ex capo dell’Area finanza Gianluca Baldassarri e del suo vice Alessandro Toccafondi, oltre ai funzionari che si occuparono dell’acquisto di Antonveneta.

Un’ipotesi di reato gravissima che andrebbe a legare tra loro, un po’ come la besciamella, le altre accuse già gettate sul tavolo della procura: aggiotaggio, false comunicazioni, turbativa e truffa. Una situazione “esplosiva e incandescente”, così come definita dallo stesso procuratore di Siena Tito Salerno che ha voluto sottolineare come “il contesto investigativo è sensibile e complesso esclusivamente rispetto al ruolo svolto nei fatti oggetto di indagine dal precedente management”. Un modo elegante per comunicare a traders e risparmiatori che la gestione Profumo non è messa al momento in discussione. Ieri in procura a Siena è stato un giorno di interrogatori eccellenti. Il primo a sedere di fronte ai pm Grosso, Nastasi e Natalizi è stato il presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, chiamato ad offrire lumi sui bond convertibili «fresh», emessi dalla banca JpMorgan per finanziare l’aumento di capitale che serviva a Mps per avere il via libera di Bankitalia all’acquisizione di Antonveneta per l’assurda cifra di 10 miliardi di euro.

Sedia rovente anche per un altro banchiere di lusso, quell’Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente Ior nonché responsabile degli affari del Banco Santander in Italia, ascoltato per quasi 6 ore. Gotti Tedeschi è stato interrogato come persona informata dei fatti proprio in qualità di responsabile del Santander all’epoca della vendita alla banca senese di Antonveneta. “Gestì tutto Madrid”, ha risposto il banchiere di dio mentre mimava il gesto di lavarsi le mani, lasciando intendere agli inquirenti come non sia plausibile ipotizzare l’esistenza di un accordo segreto tra Mps e Santander per gonfiare il prezzo di acquisto di Antonveneta. Ma Salerno e colleghi non ne sembrano così convinti.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: