Mps e il socio Beppe Grillo

E’ guerra aperta tra il Pd e Mario Monti dopo che il Professore ha pronunciato la frase “il Pd c’entra con Mps” che, tra l’altro, ad un osservatore esterno non sembra molto lontana dalla verità. Secondo Francesco Boccia, il pluritrombato candidato dalemiano in Puglia, “Monti ci attacca sul Monte dei Paschi e candida al Senato Alfredo Monaci, consigliere di Mps sino allo scorso anno”. Un contro-affondo che dà la misura del nervosismo che avvolge la casta da quando è esploso lo scandalo Monte dei Paschi. Secondo la dirigenza del Pd l’attacco di Monti non rappresenta altro che un disperato tentativo di coprire le enormi responsabilità che hanno nella vicenda il ministero dell’Economia tenuto da Vittorio Grilli e la Banca d’Italia che con il governatore Ignazio Visco e con l’ex dirigente Anna Maria Tarantola, ora presidente Rai, avrebbero dovuto tenere sotto controllo i furbetti di Rocca Salimbeni, i Mussari boys.

 

Grillo all'assemblea Mps

Grillo all’assemblea Mps

Intanto ieri si è svolta una surriscaldata assemblea dei soci di Mps presieduta dal presidente Alessandro Profumo. Mattatore della convention è stato un incontenibile Beppe Grillo, autorizzato a prendere la parola in quanto socio (controlla un paio di azioni) della banca senese. “Io vengo da Genova, come il dottor Profumo” ha detto un Grillo insolitamente incravattato, “conosco il dottor Profumo, la vita che ha fatto, era un ex casellante, lavorava di sera, si è fatto da solo, un uomo molto importante, però è un uomo completamente non adatto a gestire questa situazione perché è indagato di frode fiscale”. Parole durissime riservate anche al Pd: “Questa banca era una banca florida, era una banca straordinaria, nel ‘95 è stata diciamo privatizzata”, continua il Savonarola genovese, “è stata politicizzata, è entrato un partito dentro con una fondazione, nominata da chi sapete benissimo comuni, regione, provincia, sono entrati questi del PD, ex DS, che ha governato questa regione per 40 anni”.

Grillo ce l’ha con il mercato, i dividendi e con tipi come Caltagirone e Gnutti capaci di “distruggere banche pur di ottenere dividendi”. Il leader del M5S accusa Profumo di non aver aperto un’inchiesta sulla vicenda dell’acquisizione di Antonveneta per “chiamare tutti i segretari del Partito Democratico dal ‘95 a oggi e far loro delle domande, perché qui abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro”. La situazione è scandalosa perché “un partito è diventato una banca e una banca è diventato un partito”. Ma Grillo non è tenero con nessuno e ne ha per tutti: “Chi doveva controllare queste cose? Siamo sempre alle solite! La Banca di Italia, chi c’era Draghi?! Chi doveva controllare? La signora Tarantola, capo della vigilanza di Banca Italia? Chi ha controllato, la Consob? Tutta gente che fa un altro mestiere fuorché controllare! Qui siamo veramente a uno dei buchi più grossi che ci siano oggi in Italia e credo in Europa”.

L’imperturbabile Profumo ha deciso comunque di continuare per la sua strada, forte del rialzo in borsa (11% circa) del titolo Mps. La promessa è di riportare in utile i conti disastrati della banca entro il 2015. Già, ma intanto, prima di quella data, incombono le elezioni politiche tra poco meno di un mese, e il disastro rischia di colpire la dirigenza Pd, legata a doppio filo, nonostante le smentite, alla gestione della Fondazione e, quindi, del Monte stesso. È vero che l’assemblea dei soci ha approvato l’acquisizione dei Monti-bond del valore di 3,9 miliardi, ma è proprio su questo punto che lo scambio di accuse politico si fa più caldo visto che Pd e Pdl (zio a sua volta dei Tremonti bond) vorrebbero scaricare sulle spalle del Prof. il peso degli aiuti di stato pagati con i soldi dell’Imu pagata dagli italiani. Per uscire dall’angolo Monti, intervistato ieri sera da Gad Lerner durante la trasmissione Zeta,  ha passato invece la palla a Bersani & co.: “Mi hanno chiesto se ci sono delle commistioni fra banca e politica e ho detto ‘certo è una vita che lo dicò. E poi mi hanno chiesto: ‘il Pd ha influenza in quella zona?’ e io ho detto sì. Ma non è che ho additato un colpevole”.

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