Le Brigate Rosse al funerale di Prospero Gallinari

Sono passate 72 ore, tre giorni, dalla sepoltura del corpo dell’ex membro delle Brigate Rosse, Prospero Gallinari, nel cimitero del comune di Coviolo, il piccolo paese alle porte di Reggio Emilia dove il brigatista è nato, ma sembra proprio che la pace non debba ancora arrivare per l’anima del defunto eccellente. Gli anni di piombo sono finiti da un pezzo, ma anche nell’Italia del 2013 era logico che un parterre du roi come quello visto durante il funerale di Gallinari, morto per un banale infarto, dovesse rinfocolare antichi rancori e far riemergere divisioni che si credeva appartenenti ad un’altra epoca. Renato Curcio, Barbara Balzerani, Francesco Piccioni, Oreste Scalzone, oltre a Bruno Seghetti e Raffaele Fiore, i due Compagni autori insieme a Gallinari ed altri della strage di via Fani e sabato scorso impegnati a sostenere la bara dell’amico scomparso.

br gallinariLe braccia alzate con il pugno chiuso, la bara avvolta in un drappo rosso con tanto di falce, martello e stella a cinque punte (anche se priva del cerchio tipico del simbolo Br), l’Internazionale intonata in coro seguendo il fischio di Oreste Scalzone, il fondatore di Potere Operaio apparso tra i più commossi e risoluti. Tutti simboli e messaggi provenienti dai libri di storia che non potevano non scatenare gli appetiti di rivalsa di tutti coloro, la stragrande maggioranza degli italiani, per i quali l’attivismo politico armato, Rosso o Nero che fosse, ha rappresentato solo un’ideologia terrorista.

E allora, ecco esplodere, fulminea e feroce, l’attesa polemica. A dare fuoco alle polveri è stata Liana Barbati, consigliere regionale dell’Idv in Emilia, nonché coordinatore provinciale del partito a Reggio Emilia: “Leggo con estrema perplessità e disappunto che Ferrigno e Grassi, membro della direzione nazionale, nonché ex deputato di Rifondazione Comunista, hanno partecipato ai funerali del brigatista”. Ha dichiarato alla stampa la Barbati, facendo riferimento ad Alberto Ferrigno, coordinatore provinciale di Rifondazione Comunista a Reggio Emilia, e a Claudio Grassi, già senatore di Rifondazione con l’Unione di Prodi nel 2006 e oggi candidato alla Camera per Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia.

Secondo la Barbati “chi ricopre cariche politiche o è candidato alle elezioni per rappresentare i cittadini, non dovrebbe neanche a titolo personale, partecipare al funerale di chi ha rappresentato un periodo così buio e triste per la nostra Repubblica”. In pratica, i due malcapitati vittime degli strali della Barbati, già noti da anni per il loro impegno civile e pacifista, dovrebbero essere messi alla gogna per il solo fatto di aver partecipato ad un funerale (Grassi era amico della compagna di Gallinari). Italia paese cristiano, ma non verso chi si è macchiato di gravi reati di sangue, soprattutto se di sinistra e, quindi, senza dio, è questa l’idea della Barbati che ha minacciato di sbattere la porta e di spaccare il partito di Ingroia se non ci sarà “una smentita o una parvenza di giustificazione” da parte dei due rifondaroli. Da parte sua Grassi -spalleggiato anche da Antonio di Pietro, in teoria Capo della Barbati- ha risposto nell’unico modo possibile: “Non credevo che partecipare ad un funerale di una persona che conoscevo potesse creare un caso politico”.

Caso chiuso allora e tirata d’orecchie per la consigliera dimostratasi priva di qualsiasi briciolo di umanità? Niente affatto perché sul cadavere di Gallinari e, soprattutto, sul corpo di Rivoluzione Civile si sono gettati i soliti avvoltoi della politica. Questa volta non tanto da Destra, se si esclude la dichiarazione del consigliere regionale del Pdl Fabio Filippi improntata anch’essa alla disumanità e le solite prese di posizione di Libero e del Giornale, ma soprattutto da Sinistra, quella sinistra radical-chic rappresentata mediaticamente dal quotidiano La Repubblica che si è gettata come un branco di squali, chez Ezio Mauro, sul corpo sanguinante del brigatista per condannare i danni provocati da un’ideologia che però i sinistrorsi imborghesiti hanno sempre abbracciato, quando gli faceva comodo, dal loro comodo salotto di casa.

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