L’Italia non s’è desta: all’Olimpico fischiato l’inno nazionale

Attentati, terremoti, mafia, terrorismo, crisi economica e sociale. Non si può certo dire che l’Italia stia attraversando uno dei momenti più fulgidi della sua storia, visto anche l’alto tasso di suicidi che si sta registrando tra i disperati che perdono il lavoro o vedono fallire, insieme alla propria azienda, le fatiche di una vita. Ma un momento non proprio esaltante lo deve aver vissuto anche la cantante Arisa, chiamata ad esibirsi di fronte alla platea dello Stadio Olimpico di Roma, per interpretare l’Inno di Mameli durante la cerimonia di apertura della finalissima della Coppa Italia di calcio, disputata domenica sera tra Napoli e Juventus (a onor di cronaca va detto che i partenopei si sono imposti per 2 a 0, infliggendo ai bianconeri la prima sconfitta stagionale).

Attimi di terrificante silenzio da parte dei 70.000 dell’Olimpico hanno preceduto l’inizio della performance della pur brava artista genovese http://it.wikipedia.org/wiki/Arisa , ma quando Arisa ha iniziato ad intonare soavemente il celeberrimo “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…” una salva di fischi è partita all’unisono da tutti i settori dello stadio. A quel punto la povera cantante (GUARDA IL VIDEO http://www.adnkronos.com/IGN/News/Sport/Coppa-Italia-Arisa-su-fischi-allInno-di-Mameli-E-una-vergogna-VIDEO_313324838607.html ) si è messa a singhiozzare, finendo per scappare via in lacrime un attimo dopo che “…l’Italia chiamò”, mentre un chiaramente imbarazzato Alberto Rimedio, telecronista di RaiUno unitamente al serafico Fulvio Collovati, tentava di tappare la falla di una figuraccia in mondovisione, straparlando confusamente di applausi convinti da parte del pubblico (tra l’altro dimostratosi civilissimo durante il minuto di raccoglimento in memoria di Melissa Bassi e delle vittime del terremoto).

Il “negazionismo” televisivo della Rai si è però sgretolato nel corso dell’intervallo della partita, quando il presidente del Senato, Renato Schifani, presente all’Olimpico nella veste di “premiatore” ufficiale, ha dovuto giocoforza condannare l’increscioso episodio. Il problema adesso è capire il significato di quei fischi, visto che non erano certamente rivolti verso la dolce Arisa. Peccato che Schifani e le altre decine e decine di membri della Casta presenti, come sempre gratuitamente, allo stadio (Alemanno, Quagliariello, Pescante etc.), non hanno neanche per un secondo fatto una umile autocritica per arrivare all’ovvia conclusione che i fischi erano proprio indirizzati a loro e contro lo stato allo sbando che essi rappresentano. Forse, a causa della crisi economica, i politici da oggi in poi dovranno rinunciare a mostrare le loro facce persino nei tanto amati stadi.

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VOGLIONO UCCIDERE BEPPE GRILLO!

“Il Boom non si vede, ma si sente”. Come non dare ragione alle parole apparse sul blog di Beppe Grillo per rispondere a Giorgio Napolitano, l’ammuffito Presidente dei Partiti, che si è permesso di spogliarsi del suo ruolo super partes per entrare a gamba tesa nel bel mezzo di una campagna elettorale che rischia di diventare uno spartiacque della storia politica e civile italiana? (GUARDA IL VIDEO http://www.youtube.com/watch?v=qAUShdQmY1U )

Nelle urne il Boom del Movimento 5 Stelle, checché ne dica il cieco stalinista Giorgio, c’è stato e come, e state certi che il suo tonfo fragoroso risuonerà ancora per molto all’interno dei Palazzi del Potere. La casta dei Ladri che ha dato vita al governo Monti ci aveva provato in tutti i modi a disinnescare la mina della montante protesta popolare, incanalatasi soprattutto nelle rivendicazioni e nelle proposte espresse dai grillini nella Rete e nelle piazze italiane. Richieste semplici e chiare che potrebbero essere riassunte nel concetto: “Basta ladri al governo del paese e avvio di un nuovo modo di pensare la gestione del Bene Comune” http://www.beppegrillo.it/ .

La prima arma a disposizione dei Professionisti della Politica è stata ovviamente quella della calunnia e della menzogna che, dal 2007, anno del debutto “politico” di Grillo, sono state sistematicamente rovesciate addosso al comico genovese, arrivato ad essere definito persino FASCISTA, ma esclusivamente reo di aver saputo interpretare e coagulare il malcontento delle giovani generazioni (ma adesso anche i “vecchi” sembrano essersi risvegliati dal torpore della Seconda Repubblica) nei confronti di un sistema marcio che per decenni ha consentito ad una minoranza di farabutti di arricchirsi alle spalle e con i soldi dei cittadini onesti.

Certo, fino al momento dell’esito funesto delle elezioni amministrative (berlusconiani, centristi e leghisti evaporati, piddini ancora convinti di essere sopravvissuti, ma ridotti a morti viventi e già con un piede nella fossa della Casta), nessuno nel Palazzo aveva mai provato un vero e proprio senso di paura, paura di venir cancellato dalla scena politica, costretto alla fuga dall’Italia o, peggio ancora, di finire appeso in qualche pubblica piazza.

Timore però sì, quello c’era, ma più che altro di perdere temporaneamente qualche voto, e qualche poltrona, a causa della crisi economica provocata dal sistema finanziario capitalista diretto dalle Banche. Con l’investitura dall’Alto del rappresentante di Wall Street, Mario Monti, si era pensato di poter tappare la falla con una pezza fatta di carta, mettendo così la sordina alla rabbia popolare (il discorso ovviamente vale anche per gli altri paesi europei, Grecia in primis). Peccato che quel comico sfigato di Beppe Grillo (ma se non fosse esistito lui il suo posto sarebbe stato preso da qualcun altro) sia riuscito a rompere gli schemi, dando così il via ad una serie di reazioni a catena il cui esito resta ancora misterioso. Certo è che la Storia, soprattutto quella italiana, dovrebbe insegnarci qualcosa: i personaggi scomodi che non si è riusciti a mettere a tacere, da Moro a Dalla Chiesa, passando attraverso gli infiniti Misteri italiani, per arrivare fino a Falcone e Borsellino, sono infine sempre stati ELIMINATI FISICAMENTE. E, ci dispiace doverlo ammettere, per come si stanno mettendo le cose, l’unico modo per fermare Grillo sembra essere rimasto proprio quest’ultimo. Ah dimenticavo: a sparare al dirigente dell’Ansaldo di Genova pare sia stato proprio il genovese Grillo, visto passare con il volto travisato (vedi foto) da numerosi testimoni vicino al luogo dell’agguato appena pochi minuti prima del Boom!