Referendum: l’Italia cambia pagina

I promotori dei 4 referendum che hanno ottenuto una così schiacciante ed insperata vittoria nelle urne (quasi del 60% la quota partecipazione), si sono affannati, nelle scorse settimane, a dichiarare che la partecipazione al voto del 12 e 13 giugno non avrebbe avuto un significato politico, non sarebbe stato l’ennesimo voto pro o contro Berlusconi ma, più semplicemente, un esercizio di partecipazione democratica nel quale i cittadini italiani si sarebbero trovati a decidere in prima persona le sorti di alcune ben determinate leggi come quelle che regolano la gestione dell’Acqua, la costruzione di centrali nucleari e il famigerato legittimo impedimento.

Posizione tattica comprensibile, quella dei referendari, atterriti dal battiquorum di non veder raggiunta la fatidica cifra del 50% più uno dei voti. Certo, è innegabile la valenza della lotta popolare combattuta in favore del riconoscimento dell’acqua come bene comune, oppure di quella, ormai decennale, diretta a liberare il mondo dall’uso delle centrali nucleari, forma di approvvigionamento energetico antistorico e pericoloso. Ma la straordinaria partecipazione al voto, non avrebbe mai e poi mai potuto riuscire a sfondare il muro del menefreghismo e della secolare tendenza degli italiani a rendersi pecore del pastore demagogo di turno se, a fare da collante alla voglia matta di democrazia diretta, non ci fosse stato il concomitante e debortante crollo delle ventennali ambizioni berlusconiane di rendere pienamente operante nel Paese il Piano di Rinascita Democratica, copyrighter Licio Gelli.
Il berlusconismo è ormai in coma irreversibile. Prima il bagno di sangue delle elezioni milanesi, con i bolscevichi di Giuliano Pisapia giunti fin dentro le sacre stanze del Palazzo Marino d’Inverno; adesso lo schiaffo referendario con cui gli italiani hanno buttato nel cesso delle leggi comunque volute ed approvate dalla maggioranza di destra. Il povero Silvio, che ormai non ci crede più neanche lui, aveva buttato lì, anche un po’ sottovoce, la sua intenzione di andarsene al mare, ma sapeva bene che non c’era più nulla da fare: quei cretini degli italiani, pur di non doverselo ritrovare tra i piedi persino in spiaggia (vedi foto), hanno addirittura preferito mettersi una mano sul cuore, e l’altra sulla matita, per segnare quella benedetta croce sul SI stampato sulle variopinte schede elettorali. Forse molti non se ne sono accorti, ma oggi, 13 giugno, è stato scritto un pezzo di storia.
13 giugno 2011
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