Nuovi misteri della Magliana

Sul cadavere di Flavio Simmi -il gioielliere figlio di “Robertone”, crivellato in pieno giorno da 9 colpi di pistola calibro 9 per 21 nel borghese quartiere Prati di Roma-, i giornalisti di nera si sono gettati come una massa di locuste su un campo coltivato. Troppo ghiotta la notizia dell’ennesimo morto ammazzato nella capitale negli ultimi mesi (il secondo a Prati) per non iniziare a favoleggiare della rinascita di una Nuova, presunta, Banda della Magliana. Flavio era infatti figlio del più famoso Roberto, prima arrestato durante l’operazione Colosseo all’inizio degli Anni ’90, e poi assolto dall’accusa di aver fatto parte di quel sodalizio criminale noto alle cronache come Banda della Magliana.

In realtà, a Roma, una Banda vera e propria non è mai esistita o, se vogliamo, non ha mai cessato di esistere e di portare avanti le sue attività illecite. Di criminalità organizzata romana gli investigatori non hanno mai smesso di parlare, solo che il cambio di strategia della mala, la scomparsa dei morti ammazzati dalle strade, aveva messo nel dimenticatoio dell’opinione pubblica, trasformandolo in romanzo e in fiction,  un intero sottobosco delinquenziale mai allontanatosi dalla gestione degli affari sporchi romani. Collegato alla morte di Simmi è infatti l’arresto, avvenuto ieri, del vecchio cassiere della Magliana, Enrico Nicoletti, ufficialmente “pizzicato” per un giro di truffe immobiliari ma, più probabilmente, portato dentro dagli sbirri proprio con l’intenzione di fargli sputare il rospo sui misteri legati alla vita, all’attività e alla morte di Simmi (gioielliere usuraio?).
Non regge, infatti, l’ipotesi investigativa e giornalistica spuntata fuori nelle ultime ore e suggerita, con metodo mafioso, dallo stesso Roberto Simmi: delitto passionale commesso da un balordo, tale Musso, per vendicare il presunto stupro subito dalla moglie (durante un festino a 4!), al quale partecipò Simmi insieme a due amici, poi tutti prosciolti. Basterebbe leggere il romanzo di Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, per capire che quella dell’omicidio d’onore è solo una falsa pista, gettata come sabbia negli occhi degli uomini del capo della Mobile, Vittorio Rizzi, per cercare di confondere le tracce che portano dritte dritte ai piani alti del malaffare capitolino. Si attendono nuovi sviluppi del Romanzo Criminale.

7 luglio 2011

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