Mario Monti S.P.A.

L’Italia è un paese a sovranità limitata, sottoposto al ricatto dell’Euro, della Bce e del Fondo Monetario Internazionale, ridotto al rango di una Società per Azioni, il cui amministratore delegato, Mario Monti, è stato imposto dall’alto, e non dal voto popolare, con la giustificazione opinabile che lo Stivale sia una azienda in crisi di liquidità da risanare o, alle brutte, da guidare verso un fallimento controllato che non rischi di intaccare l’intero sistema capitalista-neoliberista mondiale. Questi, allo stato dei fatti, sono i motivi che hanno indotto il Capo dello Stato, il pur coraggioso Giorgio Napolitano, a forzare la mano costituzionale per nominare Monti Senatore a vita, mettendo i partiti di fronte al fatto compiuto di un premier in pectore il cui destino era già stato deciso, non dall’Italia, ma dal consenso internazionale, da Obama alla Merkel, passando per Christine Lagarde.

Di tutto ciò gli italiani sembrano non avere coscienza, o esserne addirittura contenti e sollevati, distratti come sono dal panem et circenses offerto dalla, si badi bene, solo presunta dipartita politica del Caimano Berlusconi. Certo, un altro dato di fatto innegabile di tutta questa vicenda è che il vecchio Silvio abbia fatto le valigie per lasciare Palazzo Chigi, questa volta forse per sempre. Logico che tutti si aspettassero una sua uscita di scena tra fischi, lanci di monetine ed esplosioni di gioia, così come è accaduto; ma lo spettacolo offerto dal popolo in piazza (in realtà poche centinaia di ingenui coglioni) ha trasmesso una sensazione di inutile vacuità per due motivi: il primo è che nessuno dei problemi che affliggono le persone normali se ne andrà insieme a Silvio, e il secondo, il più importante, è che il suddetto Silvio non se ne è andato.
Per chi non se ne fosse accorto, infatti, il governo del Salvatore Monti, dovrà essere giocoforza sostenuto anche dal Pdl i cui parlamentari (tutti, nessuno escluso, compresi personaggi impresentabili come Gasparri, Cicchitto, Giovanardi e Sacconi, tanto per citare i peggiori) sono rimasti saldamente attaccati alla loro poltrona, mantenendo intatto il loro potere ricattatorio. Del PD meno elle, come direbbe Beppe Grillo, è meglio non parlare, visto che i suoi leader, pur di arraffare una briciola di potere, hanno fatto persino un patto col diavolo Berlusconi, invece di cimentarsi in elezioni in cui non avrebbero saputo nemmeno con chi allearsi. In questa situazione è valido più che mai il motto del Gattopardo, il principe di Salina nato dalla penna di Tomasi di Lampedusa: “Cambiare tutto per non cambiare niente”.
14 novembre 2011
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