Lavitola Forever: la vita romanzesca di Silvio Berlusconi

Ieri sera (giovedì 8 settembre 2011 su La7), è stato trasmesso il tanto chiacchierato film-documentario di Roberto Faenza –con soggetto scritto da Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, autori de La Casta– dal titolo Silvio Forever. Discutibile come ogni opera dell’ingegno, ma un documento illuminante su un pezzo di storia d’Italia e sulla vita comunque interessante di un uomo fuori dal comune. Chi non l’avesse ancora visto rimarrà meravigliato dal quadro grottesco, a volte drammatico, ma anche affascinante che gli autori dipingono della figura dell’imprenditore-politico Silvio Berlusconi. Un self-made man intelligente, capace, scaltro e volitivo, la cui vita imprenditoriale, sentimentale e, infine, politica appare come una sorta di romanzo. Ma, come in ogni intreccio che si rispetti, non mancano nella vita di Berlusconi i lati oscuri, i segreti inconfessabili e, soprattutto, le cattive frequentazioni.

Nel film di Faenza quasi non si accenna ai torbidi rapporti che l’uomo di Arcore (a proposito, splendido e spettrale il mausoleo che si è fatto costruire nel giardino di casa) avrebbe intrattenuto con mafiosi e criminali da cui deriverebbe l’origine delle sue fortune finanziarie, né si indugia troppo sulle decine di procedimenti penali che il Cavaliere si è ritrovato sul groppone nel corso della sua lunga e fortunata carriera. Un ritratto del personaggio non troppo edificante quello che emerge da Silvio Forever, ma nemmeno la storia nera di un uomo cattivo e perverso come vorrebbero far credere le schiere dei suoi spietati detrattori (compreso Parolibero!). Tutta invidia per un uomo di successo, affascinante, ricco e circondato da splendide donne alla cui bellezza, lo ammette lui stesso, non ha mai saputo resistere. Ecco, a fronte delle luminose immagini di gioventù di un raggiante Silvio Berlusconi, la visione di un leader, un Padrone, alle prese con lo scorrere del tempo, con il disfacimento fisico del corpo e quello, morale, del suo immenso Potere, stride con il suo glorioso passato. Un vincente come lui avrebbe dovuto ritirarsi da tempo a vita privata, e invece?
Perché non l’ha fatto? Perché ha dovuto a tutti i costi sminuire la sua figura carismatica di “più grande piazzista del mondo” (Indro Montanelli) per ridursi a guerreggiare con metà delle procure italiane ed abbassarsi, lui, ormai così vecchio e stanco, a frequentazioni di basso livello come le arroganti arpie olgettine, oppure gli squallidi faccendieri Gianpi Tarantini e Valter Lavitola? Una vergogna che il grande pubblico non riesce a spiegarsi. Potrebbe essere che il Cavaliere proceda da anni a vista, torturato dal ricatto di chi ha contribuito alle sue fortune e, adesso, ha intenzione di spremerlo fino alla fine; oppure che, ipotesi ben più grave ed opprimente, il sopraggiungere della senilità abbia aggravato incurabilmente le angosce e le paure di un uomo fatto di carne ed ossa che, per sfuggire alla vecchiaia, si è irrevocabilmente convinto che frequentare papponi, mignotte e un Lavitola qualsiasi rappresenti l’elisir di lunga vita. Urgente che qualcuno che gli vuole bene (forse solo i figli) si decida a fermarlo prima che lui stesso si cancelli dalla storia con le sue mani e non venga ricordato solo come Lavitola Forever.

9 settembre 2011

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