Il capitalismo decadente di Obama

Alla luce dell’accordo raggiunto tra Democratici e Repubblicani sull’innalzamento del tetto del debito americano per una cifra ammontante a 2100 miliardi di dollari, si può affermare che Barack Obama abbia definitivamente gettato la maschera un po’ sbiadita di primo presidente nero degli Stati Uniti (il colore della pelle è un simbolo e non uno status) per indossare quella, più consona alle sue vere idee politiche, di 44esimo presidente della patria del capitalismo mondiale. Spostando verso l’alto l’asticella del debito prevista da una legge del Congresso e non dalle Borse –le cifre della crisi sono quindi più politiche che economiche-, Obama si è così piegato ad una sorta di pactum sceleris con l’opposizione repubblicana: taglio delle spese sociali di 2500 miliardi e mancata imposizione di nuove tasse alle classi più ricche in cambio di una quasi certa rielezione alle presidenziali del 2012, vista la mancanza tra le file della destra in ostaggio dei Tea parties di un antagonista degno e dalla faccia presentabile.

Porgendo l’altra guancia ad una minoranza straricca ed ipercapitalista, crolla, insieme al mito di un Obama bello ed “abbronzato”, anche la fandonia messa in giro dagli estremisti della true America di un presidente “socialista”, pronto a calpestare l’american way of life in favore di uno Stato assistenzialista ed impiccione, poggiato saldamente sui pilastri della public healt care e degli aiuti economici alle classi più disagiate (nei ricchi States ci sono al momento 25 milioni di disoccupati). Peccato che la mossa vigliacca di Obama non abbia incantato più di tanto i mercati –i mercati, ovvero quel mostro a più teste sfuggito al controllo del suo padrone capitalista ed ora diventato incontrollabile- e nemmeno le famigerate agenzie di rating, pronte a dequalificare la potenza americana di fronte al resto del globo. Il Messia Obama rischia a questo punto di essere ricordato dalla storia per la pavidità con cui, per salvare le posizioni di rendita tenute dai voraci squali ultraliberisti a stelle e strisce, si è piegato ai loro interessi non riuscendo peraltro a salvare dalla decadenza un affannato capitalismo che da più di due secoli era sembrato a tutti inarrivabile e indistruttibile. Staremo a vedere.

2 agosto 2011

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