Il canto dell’Amico Bisignani

Pagine e pagine di atti dell’inchiesta napoletana sulla cosiddetta P4, pile di faldoni, nomi celebri di politici e vip, chilometri di trascrizioni delle intercettazioni ordinate dal telegenico pm di Napoli, Henry John Woodcock. Di tutto questo non fanno che parlare giornali e tv dal giorno del mandato di arresto spiccato per Luigi Bisignani, di professione Amico di tutti e faccendiere, e per il parlamentare Pdl Alfonso Papa, magistrato in aspettativa. Parole al vento e falsi scoop che non danno altro risultato che mettere in secondo piano una domanda che tutti invece dovrebbero porsi: Perché proprio adesso?

Perché questo tale Luigi Bisignani -già arcinoto alle cronache ed agli addetti ai lavori, fin dai tempi non sospetti della sua iscrizione alla Loggia P2 e della sua condanna per i fatti di Tangentopoli-, ha deciso finalmente di farsi una chiacchierata con i magistrati dopo che, per più di trent’anni si è trincerato dietro un alone di mutismo e di mistero degno di Totò Riina e Binnu Provenzano messi insieme? Perché, di fronte ad una risibile -per lui e la sua schiera di protettori e compagni- accusa di “associazione per delinquere finalizzata alla gestione di notizie riservate, appalti e nomine”, un uomo con il suo potere decide improvvisamente di vuotare il sacco almeno di una piccola manciatina dei tanti misteri italiani?
A molti è venuto in mente, ma nessuno si è azzardato a scrivere che tutto quello che sta accadendo –le mosse dei magistrati napoletani, la reazione di “apertura” dimostrata da alcuni membri della casta più o meno realmente “smascherati”, i nomi forti che continuano a venire a galla- è legato indissolubilmente alla fine di un’era politica, allo sgretolamento del non-pensiero berlusconiano, dominante in Italia negli ultimi lustri grazie al “volto pubblico” di Silvio Berlusconi, certamente un terminale massmediatico indispensabile, ma sicuramente anche lui, Silvio, rotella di un ingranaggio molto più grande e complicato da gestire. L’intoccabile (fino a ieri) Gianni Letta, Paolo Scaroni, Massimo D’Alema, Mauro Moretti, Italo Bocchino, Stefania Prestigiacomo, rappresentano solo il pennacchio fumante di un vulcano pronto ad eruttare, le prime vittime di un delicato sistema di potere che ha perso stabilità e adesso, per sopravvivere a se stesso, deve necessariamente cercare di rigenerarsi dall’interno, espellendo le parti malate, gli uomini ormai “bruciati” e compromessi, per risorgere, come un’Araba Fenice, più forte di prima. Restiamo sempre in attesa di un immancabile segnale “esplosivo” da parte di questi inguaribili Reazionari.
22 giugno 2011
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