Cosentino e Referendum: due No dal Palazzo

Altro che Terza Repubblica, fine del berlusconismo e nuovo miracolo italiano compiuto dal mago Mario Monti. Nell’Italia del 2012 il Potere, quello vero, è ancora saldamente nelle mani della casta. Il 12 gennaio verrà infatti ricordato come il giorno in cui il Palazzo ha pronunciato due pesanti No contro la giustizia e la libertà: Nicola Cosentino è stato salvato dalla galera dal voto a scrutinio segreto della Camera (309 contro 298) e la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i due referendum abrogativi del Porcellum elettorale.
Nell’affaire Cosentino http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cosentino, numeri alla mano, hanno pesato come macigni i 6 No all’arresto espressi dalla pattuglia Radicale, giusti giusti per capovolgere il risultato della votazione (infatti sarebbe finita 304 a 303 per i Si); una bella gatta da pelare per lo svagato Pierluigi Bersani, sempre più timoniere di una nave senza equipaggio. Ma la notizia politica del giorno è la spaccatura epocale apertasi nella Lega, con i maroniani, novelli portatori della bandiera del giustizialismo anti-camorra, contrapposti ai seguaci del vecchio ma ancora influente Bossi. Frattura storica quella dei lumbard che, a questo punto, non si sa se porterà il movimento padano ad una rovinosa scissione politica.
Resta il mistero sul perché l’Umberto sia stato “costretto” a patteggiare con il clan politico Berlusconi-Cosentino http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/arresto-cosentino-ecco-carte-tribunale-napoli/182570/. La risposta potrebbe trovarsi nel Potere ancora intatto che la casta detiene, nonostante il trionfale ingresso sul palcoscenico fatto dal cosiddetto governo tecnico. Potere che ha portato i membri della Corte Costituzionale a giudicare inammissibili (motivazioni a febbraio) i due quesiti referendari con cui il milione e duecentomila firmatari si riproponevano di mandare in soffitta la legge elettorale nota con il nome di Porcellum. “No cari cittadini”, ha detto chiaro la Consulta, “il sistema migliore con cui spartirsi il potere spetta deciderlo a chi è già dentro al Palazzo”. Con buona pace del tanto masticato diritto ad una Democrazia per la quale l’Italia non sembra essere ancora matura.
12 gennaio 2012
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