Carceri piene e marijuana libera

Basta con le bugie e l’oppressione di uno Stato di Polizia. È ora di fare qualcosa

La popolazione carceraria italiana ha toccato il record storico di 67.953 detenuti, stipati come bestie in spazi angusti che potrebbero “ospitarne” non più di 44.000. La fonte è direttamente quella del ministero dell’Interno ( www.interno.it/ ); la titolare del dicastero della Giustizia Paola Severino, si appresta invece a portare nel prossimo Consiglio dei ministri prenatalizio un pacchetto urgente di misure definito anti-sovraffollamento. Una situazione talmente drammatica, condita da suicidi, atti di autolesionismo, violenze di ogni tipo e agghiaccianti storie di solitudine, da prefigurare non più quella che i soliti media di Regime definiscono semplicemente una “emergenza carcere”, ma il fatto che sia il concetto stesso di carcere ad essere divenuto (o lo è sempre stato?) un’emergenza. 64 i suicidi andati a buon (?) fine nelle patrie galere, senza contare gli altri morti e gli innumerevoli tentativi di togliersi la vita che ci sono stati nel 2011, anche tra le guardie carcerarie ( www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm). Numeri di guerra nati da una sospensione illegale della democrazia in Italia e dal mancato rispetto delle più elementari regole della tutela della vita umana.

Che fare dunque? Limitarsi a mettere fuori qualche migliaio di disgraziati a cui mancano pochi mesi al fine-pena, come sembra propenso a fare lo staff della Severino, oppure cercare per una volta di guardare oltre, imponendo una gestione più civile del sistema carcerario?  Al momento, l’unica risposta seria al problema del sovraffollamento sembra essere il ricorso alla depenalizzazione di alcuni reati introdotti in modo criminogeno nel nostro codice. Per primo quello sulla clandestinità, scritto nella legge Bossi-Fini e così ben fatto rispettare dall’ormai ex capo degli “sbirri” Roberto Maroni. Una visione distorta della vita che parifica il migrante, il clandestino senza documenti, ad un criminale spietato ed incallito. Discorso più ampio poi deve essere fatto sulla sempre verde intenzione di depenalizzare l’uso e la coltivazione domestica della cannabis indica, più volgarmente detta erba. Nello stesso solco del referendum abrogativo del 1993 si inserisce la proposta di legge n. 3034 del 30 novembre 2011( http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/legalizzazione-canapa-presentata-la-proposta-di-legge ), presentata al Senato della repubblica da due senatori del PD, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, titolata “Norme per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica”.
L’intento dei due parlamentari è quello di buttare nel cesso la visione proibizionista, reazionaria e fuorviante del problema droga, inserita truffaldinamente nel codice penale nel 2006 con la legge denominata Fini-Giovanardi. Norma che sta contribuendo a far passare per criminali, e quindi ad inserire nel girone dantesco del sistema carcerario, migliaia e migliaia di innocenti e onesti cittadini, oppure piccoli spacciatori di modesti quantitavi di marijuana. Rimandando ad altre occasioni il discorso sulla scientificamente comprovata beneficità dei principi attivi della cannabis in sede medica ( www.medicalcannabis.it/mainpage.php ), ci limitiamo qui a sottolineare la profonda ingiustizia di un sistema italiano che vede i grandi ladri (banchieri, evasori fiscali, membri della casta, speculatori, mafiosi) godere sui Media e nei Palazzi di una impunità e di una approvazione sociale, che viene poi ribaltata in irrazionale disprezzo nei confronti di milioni (forse 5) di innocui consumatori di marijuana, in nome dell’ordine, della disciplina e del controllo sulle persone che lo Stato dovrebbe esercitare. Visione del mondo che per noi di Parolibero può essere definita in un solo modo: Fascismo.

16 dicembre 2011

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