Anche la Cassazione fuma l’erba

Chi sa cosa sarà venuto in mente ai cosiddetti “benpensanti” come Carlo Giovanardi, Gianfranco Fini e Giorgia Meloni (sentenza “agghiacciante” l’ha definita la ministra della Gioventù hitleriana, pardon, italiana), alla notizia che un giudice della Corte di Cassazione –per la verità l’ennesimo negli ultimi anni- ha assolto dall’accusa di “coltivazione a fini di spaccio” un ragazzo di Scalea, in Calabria, pizzicato dagli astuti e scaltri membri delle forze dell’ordine mentre si prendeva cura della sua piantina di marijuana, tenuta ingenuamente in bella vista sul balcone di casa.Uno dei Supremi Giudici si è addirittura permesso di respingere il ricorso presentato dall’agguerrita procura di Catanzaro contro la sentenza che già in precedenza aveva assolto il giovane e pericoloso “criminale in erba” dall’ingiusta accusa.

La Corte ha stabilito che il fatto, pur costituendo un reato secondo il protofascista codice penale (rinforzato dalla criminogena legge Fini-Giovanardi del 2006), non può recare alcun danno al prossimo e alla comunità e non deve, dunque, essere perseguito come tale. Peccato che questa deliberazione, così come avviene nella legge anglosassone, non possa costituire un precedente vincolante, anche se la stampa di Regime –praticamente tutti i giornalisti servi delle grandi testate- si è subito scatenata accusando la Cassazione di aver legalizzato di fatto la coltivazione di erba a fini di consumo personale, come se tale eventualità costituisse un evento demoniaco, degno di Inquisizione medievale. Infonde rabbia e sconcerto vedere come le cricche al potere in Italia -anziché agire sul serio per combattere il Potere assoluto della criminalità organizzata, attraverso l’accettazione di un comportamento privo assolutamente di conseguenze socialmente negative come l’uso di marijuana-, si intestardiscano nella criminalizzazione di larghe fasce della cittadinanza, ottenendo come risultato la proliferazione di consorterie mafiose prive di scrupoli.
A questo punto, di fronte all’interessata ignoranza di politici, procure e forze dell’ordine, all’ormai Consapevole cittadino italiano non resta che ricorrere all’istituto del referendum (ricordiamo, a beneficio degli smemorati, che nel 1993 gli italiani si erano già espressi per la depenalizzazione del consumo di cannabis, decisione buttata poi nel cesso dagli interessi di Palazzo) per spazzare via per sempre una diffusa mentalità retrograda che è da decenni foriera di quello che a tutti è ormai chiaro: la trasformazione dell’Italia in un narco-mafio-Stato. Altro che il Messico.

30 giugno 2011

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