Buon anno presidente Berlusconi!

Quello che sta per iniziare rischia di essere l’anno più lungo e difficile della vita di Silvio Berlusconi. Già il 2011 è stato avaro di soddisfazioni per il vecchio Cavaliere, esposto prima al pubblico ludibrio planetario, scatenato dalle notizie su bunga-bunga e olgettine, e poi costretto a masticare il boccone amaro delle dimissioni forzate da presidente del Consiglio, causate dalla sua manifesta incapacità di fare fronte alla crisi economica italiana. Ma le disgrazie dell’anno appena trascorso rischiano di essere solo l’antipasto della burrasca politica e personale che si potrebbe scatenare su Berlusconi nei prossimi mesi. Partiamo da un dato di fatto inoppugnabile: Silvio non è caduto a causa del tradimento delle varie Gabriella Carlucci che gli hanno fatto perdere la maggioranza in Parlamento, ma per opera di una ben ordita trama che, dai piani alti dei Palazzi del Potere italiani, Confindustria e Vaticano, si è sviluppata come un cancro, facendo terra bruciata intorno all’ex semidio di Arcore. Berlusconi, dunque, dovrà affrontare il grande problema non solo di aver perso la fiducia degli italiani –popolo notoriamente di pecoroni, magari ancora una volta facilmente manipolabile-, ma soprattutto quello di non avere più, questa volta definitivamente, quegli appoggi occulti che rappresentano la linfa vitale per chiunque voglia intraprendere la carriera politica in un mafio-Statoquale è divenuto il Belpaese.

Ma, si sa, come ben detto da Giulio Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”, una massima a cui giocoforza ha deciso di uniformarsi anche Berlusconi, spinto da una insopprimibile brama di comando. I tempi però sono irrimediabilmente cambiati: Silvio è stato costretto, suo mal grado, ad appoggiare il governo tecnocratico di Mario Monti, mentre quella che una volta era la corazzata PDL, si sta sfaldando rapidamente sotto il peso della forza centrifuga esercitata dalla volontà dei suoi membri, i servi di Berlusconi, di rimanere in Parlamento anche dopo la morte politica, ormai data per scontata, del boss. Si spiega così la corsa a fari spenti verso una nuova Democrazia Cristiana dei vari Scajola, Pisanu e di decine e decine di altri parlamentari. Illogico pensare che, dietro a questo solo apparente salto nel buio, non ci sia una cabina di regia occulta che, appoggiandosi al “prete” Casini e ai cattolici ferventi presenti sia nel PDL che nel PD (ma anche nel governo, ad esempio con Riccardi), non stia già preparandosi al varo della Balena Bianca del Terzo millennio.
Certo, Berlusconi è un osso duro -nonostante l’età avanzante e una brutta cera che ci farebbe avere pietà di lui se non lo considerassimo un nemico mortale di cui sbarazzarsi al più presto-,  tanto da rimettersi di buon grado ad organizzare un nuovo partito che, liberandosi del fardello dei Giuda e degli Yago, dovrebbe tornare alle origini di un, peraltro fantomatico, berlusconismo prima maniera. La sensazione comunque è che il povero Silvio sia vittima di un ricatto (di stampo mafioso?) che non gli consentirebbe di godersi in pace la vecchiaia, ma lo costringerebbe altresì a spremersi fino alla morte per difendere gli interessi, non solo suoi, ma anche degli amici degli amici.

29 dicembre 2011

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