Il campione del Capitale: tutti i segreti del successo di Mario Monti in Europa

Si chiama fiscal compact e non è una parolaccia ( http://www.ilgiornale.it/esteri/cose_e_cosa_prevede_fiscal_compact/30-01-2012/articolo-id=569619-page=0-comments=1 ). Si tratta invece del nuovo accordo, l’ennesimo, raggiunto dai Paesi europei in materia di controllo di bilancio e di rientro forzato dal debito pubblico. I leader del Vecchio continente si sono incontrati nella solita, plumbea, sede di Bruxelles per cercare di srotolare l’intricata matassa della crisi economica e finanziaria che sta colpendo i Mercati capitalistici in tutto il mondo, con uno speciale riguardo per l’Europa. Come in tutti i vertici-farsa che si rispettino, alla fine dell’happening tutti hanno cantato vittoria, anche se l’accordo nasce già zoppo per il contemporaneo rifiuto di Gran Bretagna e Repubblica Ceca di sottoscrivere un patto-capestro.

L’Europa che era a 27 si è ridotta quindi a 25, ma che importa? Ciò che conta veramente è il fatto che la Germania sia riuscita a mantenere il suo ruolo di rigorosa guida dell’Europa delle Banche, attraverso l’imposizione di una ferrea concezione di una “sana” economia di mercato. Vittoria su tutta la linea di Angelona Merkel dunque, hanno messo nero su bianco i commentatori, ma soprattutto incoronazione, al posto del traballante Sarkozy, dell’italiano Mario Monti a Principe Ereditario del castello europeo, costruito sulle fondamenta di argilla di una concezione esclusivamente economicista e mercatista della società e delle dinamiche di sviluppo globali. Insomma, per usare delle parole più terra terra: il vertice di Bruxelles del 30 gennaio scorso, ha dato una dimostrazione incontrovertibile, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, dei motivi per cui il professor Monti è stato scelto ed accettato dai Poteri Forti per cercare di mettere una pezza ai disastri che il berlusconismo ha prodotto in Italia.

La diffusione del morbo italiano – accompagnata da una crisi senza precedenti del modello economico neoliberista-, rischiava di arrecare un danno irreparabile alla concezione stessa di una Europa unita dall’esclusivo interesse di massimizzare i profitti di banche e grandi multinazionali, a scapito ovviamente dei popoli e delle richieste provenienti dal basso di passare ad un modello economico-produttivo più sostenibile e meno distruttivo per le risorse del pianeta. Per chi non l’avesse ancora capito, Mario Monti è l’amministratore delegato, in Italia e in Europa, di un oscuro coacervo di poteri (banche, assicurazioni, multinazionali…fate voi!) che a mollare l’osso dello sfruttamento delle risorse del pianeta non ci pensa minimamente.

Annunci

La cura Monti resuscita Berlusconi

Come profetizzato alcuni giorni fa dall’Osservatore Politico, la rivolta siciliana dei Forconi ha fatto proseliti su e giù per lo Stivale: blocchi stradali organizzati dai camionisti, botte da orbi ai pescatori in piazza Montecitorio, sciopero dei trasporti pubblici, serrate di benzinai, tassisti, farmacisti e professionisti, ma un po’ tutte le categorie di lavoratori sono in subbuglio. Insomma, il quadro che dipinge l’Italia del 2012 è a tinte fosche, ma il brutto è che non si prevedono schiarite nell’immediato, in un paese schiacciato dalla crisi finanziaria del capitalismo e dalle ricette neoliberiste imposte agli italiani dal governo dei banchieri per risanarlo.

Mario Monti si sta dimostrando quello che è sempre stato: un galoppino al servizio dei Poteri Forti internazionali, ovvero quella cricca di burocrati che può decidere le sorti del mondo, perché padrona di muovere i capitali finanziari in giro per il globo (LEGGI il link sulla storia di Monti http://www.agoravox.it/Mario-Monti-e-Goldman-Sachs.html ). La situazione è talmente drammatica che, se si va in giro a tastare gli umori della gente, ci si può sentir dire: “Si stava meglio quando c’era Lui”, dove per “Lui” non si intende il caro e vecchio Duce Benito Mussolini, sotto il cui virile comando i treni non si azzardavano a tardare di un minuto, ma ci si intende riferire proprio a Lui: Silvio Berlusconi da Arcore ( LEGGI  http://www.olivierobeha.it/inevidenza/2012/01/demenza-senile ). A questo punto non si capisce più se gli italiani ci siano o ci facciano, accecati da una cortina di fumo mediatico che ha fatto dimenticare i danni provocati dal ventennio di subcultura berlusconiana e, ancor prima, il fatto che il governo Monti ha la fortuna di sopravvivere proprio grazie all’inciucio concordato nel Patto Tripartito (Pdl, Pd. Terzo Polo) di cui Berlusconi è l’azionista di maggioranza.

In pratica, i professionisti della politica hanno delegato il lavoro sporco (tasse a ritmo di usura per ceti medi e bassi) ai referenti italiani del Capitale internazionale, per poi ripresentare candidamente le loro brutte facce alle prossime elezioni nelle vesti di salvatori della Patria. Considerata però la palese inettitudine dimostrata da Bersani e dai suoi “compagni” (si fa per dire) del Pd, il pericolo vero è che la mummia di Berlusconi possa tornare ad alimentare i nostri peggiori incubi.

La rivoluzione dei Forconi seppellirà le finte liberalizzazioni di Monti

Il tanto atteso decreto legge sulle liberalizzazioni è stato finalmente varato dal Consiglio dei ministri, ma forse Mario Monti, e gli altri rappresentanti del governo dei banchieri e degli speculatori, soffrono di gravi menomazioni alla corteccia cerebrale, di disturbi di bipolarismo, perché non sono riusciti ancora a comprendere la realtà dei fatti che sta vivendo l’Italia: tanto per fare un esempio, aumentare la benzina fino alla cifra da usura di quasi due euro al litro, contribuendo a far schizzare alle stelle gli importi delle bollette e a far aumentare il costo di quasi tutti i generi di prima necessità (quasi tutto viene trasportato ancora su gomma), rappresenta un ladrocinio ed una presa per il culo in piena regola per gli italiani, i comuni mortali si intende.

Cittadini ai quali Monti e soci hanno messo le mani in tasca, sono ora costretti a sorbirsi la truffa delle tanto magnificate liberalizzazioni. Provvedimenti come l’aumento del numero delle farmacie e dei taxi, il far west degli orari liberi dei negozi, i distributori di carburanti no-logo, o l’eliminazione delle tariffe minime degli avvocati, (leggi la bozza del decreto http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/liberalizzazioni-bozza-decreto/185346/ ) potrebbero al massimo far risparmiare qualche spicciolo ai cittadini, già taglieggiati però dalla voracità del governo del banchiere Monti che, infatti, si è ben guardato persino dallo sfiorare i veri privilegi e le grandi diseguaglianze che minano i fondamenti stessi della vita civile nel nostro Paese: regalìe multimilionarie per le banche, speculazioni colossali delle compagnie assicurative, stipendi d’oro di boiardi di Stato e di dirigenti privati, scompensi da medioevo nella distribuzione dei salari e della ricchezza. Uno strabismo politico, quello montiano, premeditato e sconsiderato, che non vuole, e non riesce, a guardare al di là del proprio naso, lì dove le persone in carne ed ossa cercano di sopravvivere ad una vita fatta di sofferenze e privazioni.

 È questo il significato intrinseco della cosiddetta Rivoluzione dei Forconi che, da qualche giorno, sta mettendo in ginocchio la Sicilia (guarda il video http://www.youtube.com/watch?v=Yu_LcNj0XLM ). La gente, quella vera, il popolo insomma, non ce la fa più ad andare avanti: aziende ed esercizi commerciali che chiudono a migliaia, pescatori e trasportatori impoveriti dal costo del gasolio, massaie che vanno al Mercato atterrite dal continuo aumento di TUTTO. Certo, probabilmente è vero che la mafia stia tentando di mettere il cappello sulla rivolta siciliana, ma cosa può pretendere uno Stato spesso inesistente che si materializza solo per razziare il frutto del lavoro dei poveri cristi? Se la mafia potesse veramente salvarci da Monti e soci, e da tutti coloro che li hanno preceduti, allora che ben vengano i mafiosi. Una provocazione, la nostra, che dovrebbe aiutare a far aprire gli occhi a tutti quegli sciocchi creduloni che hanno accolto il Verbo montiano come Vangelo, ed hanno visto in questo fedele e disprezzabile servo del Capitale un nuovo Salvatore.

In difesa di Francesco Schettino

Il capitano Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia al momento dell’incidente avvenuto nei pressi dell’isola del Giglio, si porterà per sempre sulla coscienza il rimorso di due colpe umanamente imperdonabili. La prima è quella di aver tragicamente dimostrato la sua incapacità dilettantesca nel condurre un natante, mentre la seconda, ancor più grave se si vuole, è quella di aver messo a rischio la vita di più di 4000 persone ritardando inspiegabilmente la richiesta di may-day a terra. Che cosa si può dire al momento di Schettino dunque? Certamente che sia un irresponsabile, una persona non all’altezza dell’oneroso compito a cui era stato adibito, un vigliacco che ha abbandonato la sua nave fregandosene dei passeggeri, ma di qui ad affermare che l’impomatato comandante sia un criminale incallito ce ne vuole. Schettino è colpevole sì, ma del reato di stupidità, per tutte le altre responsabilità invece, siamo certi che anche qualcun altro dovrà rispondere dei suoi errori. (M.Cacciari su F.Schettino-De Falco: “Telefonata ridicola, richieste assurde e insensate” GUARDA IL VIDEO http://www.youtube.com/watch?v=meYb9JHW2iY).

A stabilire una verità, se non altro processuale, dovranno essere adesso le indagini della procura di Grosseto e il procedimento giudiziario che seguirà. Sentenza tra l’altro già scritta dai mass-media di tutto il mondo, che a sbattere il mostro in prima pagina non hanno esitato un istante. I dubbi sui misteri legati a questa vicenda però, si stanno via via facendo sempre più incalzanti:

1)      Che cosa si sono detti il comandante Schettino e il responsabile del Dipartimento marittimo Costa, Roberto Ferrarini, nelle tre telefonate intercorse tra i due nei minuti successivi all’incidente?

2)      C’è una responsabilità diretta di Costa nella decisione di non lanciare immediatamente l’S.O.S, magari per evitare di fare “brutte figure” e cercare di gestire la situazione senza clamore mediatico?

3)      La sconsiderata pratica dell’inchino era conosciuta ed autorizzata dalla Costa e dalle autorità marittime italiane, perché allora scaricare tutte le responsabilità su un uomo solo, quando il pericolo di un naufragio di un transatlantico era divenuta una pratica quasi “istituzionalizzata?

 

Liberalizzare l’Italia delle lobby mafiose

I taxi non rappresentano il male assoluto dell’Italia e i tassinari, come si dice a Roma, non sono di certo in cima ai pensieri di chi deve alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare o per cercarselo, un lavoro. Ma quello della protesta dei tassisti, violenta e incontrollata, contro le cosiddette liberalizzazioni proposte dal governo Monti è un caso emblematico di come sfunzionino le cose nel Belpaese.

 Non appena il governo tecnico del professore, sotto il cui cappello si nascondono i vili dirigenti di Pdl, Pd e Terzo Polo, ha avanzato la proposta di cancellare per decreto molti dei privilegi di cui godono certe categorie “professionali”, ecco che il melmoso sottobosco delle lobby paramafiose che si spartiscono il Potere in Italia si è messo subito sul piede di guerra (guarda il video della rivolta dei tassisti http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/taxi-petardi-tensione-roma/184461/ ). È sacrosanto premettere che, comunque, il governo Monti si sta dimostrando in tutto e per tutto quello che temevamo fin dall’inizio: un trust di cervelli posto al servizio dei grandi capitali finanziari italiani e globali, il cui concetto di risanamento dei conti non può per sua natura arrivare a colpire le grandi ricchezze e le inamovibili posizioni di rendita (banche, grandi gruppi, affaristi di ogni risma), limitandosi al contrario a scatenare una guerra tra ceti medi già impoveriti dalla crisi.

Detto ciò, bisogna ammettere che le azioni compiute da Monti rappresentano già qualcosa rispetto al nulla berlusconiano, un atto di coraggio da parte del professore, quello di mettersi a muso duro contro tassisti, petrolieri, farmacisti, edicolanti, ma anche, almeno stando alle promesse fatte, contro categorie ritenute quasi caste intoccabili come quelle dei notai, degli avvocati, dei commercialisti e, dulcis in fundo, dei giornalisti (i pochi di loro che sono garantiti ovviamente http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_29/albo-pubblicisti-abolizione_2d28b55a-31fe-11e1-848c-416f55ac0aa7.shtml ). In quest’ultimo caso, la volontà di Monti di eliminare l’albo dei Pubblicisti, consentendo di esercitare la professione giornalistica solo a chi avrà superato un esame di Stato, cozza violentemente col principio stesso di liberalizzazione, secondo il quale dovrebbero essere gli Ordini professionali tout court ad essere eliminati. I soliti giochi di casta dunque, altro che Italia libera da condizionamenti mafiosi di ogni grado.

Cosentino e Referendum: due No dal Palazzo

Altro che Terza Repubblica, fine del berlusconismo e nuovo miracolo italiano compiuto dal mago Mario Monti. Nell’Italia del 2012 il Potere, quello vero, è ancora saldamente nelle mani della casta. Il 12 gennaio verrà infatti ricordato come il giorno in cui il Palazzo ha pronunciato due pesanti No contro la giustizia e la libertà: Nicola Cosentino è stato salvato dalla galera dal voto a scrutinio segreto della Camera (309 contro 298) e la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i due referendum abrogativi del Porcellum elettorale.
Nell’affaire Cosentino http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cosentino, numeri alla mano, hanno pesato come macigni i 6 No all’arresto espressi dalla pattuglia Radicale, giusti giusti per capovolgere il risultato della votazione (infatti sarebbe finita 304 a 303 per i Si); una bella gatta da pelare per lo svagato Pierluigi Bersani, sempre più timoniere di una nave senza equipaggio. Ma la notizia politica del giorno è la spaccatura epocale apertasi nella Lega, con i maroniani, novelli portatori della bandiera del giustizialismo anti-camorra, contrapposti ai seguaci del vecchio ma ancora influente Bossi. Frattura storica quella dei lumbard che, a questo punto, non si sa se porterà il movimento padano ad una rovinosa scissione politica.
Resta il mistero sul perché l’Umberto sia stato “costretto” a patteggiare con il clan politico Berlusconi-Cosentino http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/arresto-cosentino-ecco-carte-tribunale-napoli/182570/. La risposta potrebbe trovarsi nel Potere ancora intatto che la casta detiene, nonostante il trionfale ingresso sul palcoscenico fatto dal cosiddetto governo tecnico. Potere che ha portato i membri della Corte Costituzionale a giudicare inammissibili (motivazioni a febbraio) i due quesiti referendari con cui il milione e duecentomila firmatari si riproponevano di mandare in soffitta la legge elettorale nota con il nome di Porcellum. “No cari cittadini”, ha detto chiaro la Consulta, “il sistema migliore con cui spartirsi il potere spetta deciderlo a chi è già dentro al Palazzo”. Con buona pace del tanto masticato diritto ad una Democrazia per la quale l’Italia non sembra essere ancora matura.
12 gennaio 2012

I torti di Equitalia e le ragioni di Grillo

“Se Equitalia è diventata un bersaglio, bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze”. È bastato che il comico Beppe Grillo, animatore del Movimento a Cinque Stelle, postasse queste parole sul suo blog www.beppegrillo.it per scatenare un putiferio mediatico senza precedenti. Tutta la vicenda prende le mosse dai recenti attentati esplosivi messi in atto in varie città italiane da sedicenti gruppi anarchici (la Federazione Anarchica Informale) contro Equitalia, la società pubblica (51% Agenzia delle Entrate e 49% Inps) incaricata della riscossione nazionale dei tributi. http://it.wikipedia.org/wiki/Equitalia . Il primo della serie, il più devastante dal punto di vista dei danni provocati (il ferimento del direttore generale Marco Cuccagna), era avvenuto a Roma il 9 dicembre scorso.

A quello, aveva fatto seguito la spedizione di vari pacchi-bomba nelle sedi Equitalia di tutto il Paese (Foggia, Torino, ancora Roma e altre). Come sempre in questi casi, grande allarme sicurezza ed unanime e scontata condanna, senza se e senza ma, degli “ingiustificati” atti di violenza da parte dell’intero circo mediatico e politico. Ma ecco che, come un fulmine a ciel sereno, ci ha pensato il coraggioso Grillo a rompere il muro di omertà che circonda il tanto discusso operato dell’Agenzia. “Forte con i deboli e debole con i forti”, questo sembra essere il motto dei dirigenti di Equitalia, risoluti a mandare sul lastrico un onesto cittadino che magari si è dimenticato, o non è stato in grado, di pagare allo Stato sanguisuga uno dei tanti odiosi balzelli impostigli.
Pignoramenti, sequestri e avvertimenti in stile mafioso per cercare di mettere le mani ad ogni costo su un “pizzo” di poche centinaia di euro, ma non un fiato quando si tratterebbe di recuperare un minimo di equità perlomeno sulla questione dell’emersione della grande evasione fiscale, quella dei colletti bianchi e dei privilegiati di ogni risma. Quello di Grillo è stato semplicemente un invito a riflettere se Equitalia sia davvero equa, o se non rappresenti invece un pezzo dello Stato, non al servizio del cittadino, ma dei soliti potenti. Il ragionamento grillino è: se un singolo ufficio viene sottoposto ad un attacco violento così continuativo, non si può ovviamente sparare a zero contro fantomatici terroristi senza capire il perché di tali gesti. Una riflessione, tutto qui, ma forse troppo per i detentori delle chiavi di un sistema basato sull’ingiustizia.

3 gennaio 2012

Buon anno presidente Berlusconi!

Quello che sta per iniziare rischia di essere l’anno più lungo e difficile della vita di Silvio Berlusconi. Già il 2011 è stato avaro di soddisfazioni per il vecchio Cavaliere, esposto prima al pubblico ludibrio planetario, scatenato dalle notizie su bunga-bunga e olgettine, e poi costretto a masticare il boccone amaro delle dimissioni forzate da presidente del Consiglio, causate dalla sua manifesta incapacità di fare fronte alla crisi economica italiana. Ma le disgrazie dell’anno appena trascorso rischiano di essere solo l’antipasto della burrasca politica e personale che si potrebbe scatenare su Berlusconi nei prossimi mesi. Partiamo da un dato di fatto inoppugnabile: Silvio non è caduto a causa del tradimento delle varie Gabriella Carlucci che gli hanno fatto perdere la maggioranza in Parlamento, ma per opera di una ben ordita trama che, dai piani alti dei Palazzi del Potere italiani, Confindustria e Vaticano, si è sviluppata come un cancro, facendo terra bruciata intorno all’ex semidio di Arcore. Berlusconi, dunque, dovrà affrontare il grande problema non solo di aver perso la fiducia degli italiani –popolo notoriamente di pecoroni, magari ancora una volta facilmente manipolabile-, ma soprattutto quello di non avere più, questa volta definitivamente, quegli appoggi occulti che rappresentano la linfa vitale per chiunque voglia intraprendere la carriera politica in un mafio-Statoquale è divenuto il Belpaese.

Ma, si sa, come ben detto da Giulio Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”, una massima a cui giocoforza ha deciso di uniformarsi anche Berlusconi, spinto da una insopprimibile brama di comando. I tempi però sono irrimediabilmente cambiati: Silvio è stato costretto, suo mal grado, ad appoggiare il governo tecnocratico di Mario Monti, mentre quella che una volta era la corazzata PDL, si sta sfaldando rapidamente sotto il peso della forza centrifuga esercitata dalla volontà dei suoi membri, i servi di Berlusconi, di rimanere in Parlamento anche dopo la morte politica, ormai data per scontata, del boss. Si spiega così la corsa a fari spenti verso una nuova Democrazia Cristiana dei vari Scajola, Pisanu e di decine e decine di altri parlamentari. Illogico pensare che, dietro a questo solo apparente salto nel buio, non ci sia una cabina di regia occulta che, appoggiandosi al “prete” Casini e ai cattolici ferventi presenti sia nel PDL che nel PD (ma anche nel governo, ad esempio con Riccardi), non stia già preparandosi al varo della Balena Bianca del Terzo millennio.
Certo, Berlusconi è un osso duro -nonostante l’età avanzante e una brutta cera che ci farebbe avere pietà di lui se non lo considerassimo un nemico mortale di cui sbarazzarsi al più presto-,  tanto da rimettersi di buon grado ad organizzare un nuovo partito che, liberandosi del fardello dei Giuda e degli Yago, dovrebbe tornare alle origini di un, peraltro fantomatico, berlusconismo prima maniera. La sensazione comunque è che il povero Silvio sia vittima di un ricatto (di stampo mafioso?) che non gli consentirebbe di godersi in pace la vecchiaia, ma lo costringerebbe altresì a spremersi fino alla morte per difendere gli interessi, non solo suoi, ma anche degli amici degli amici.

29 dicembre 2011

Carceri piene e marijuana libera

Basta con le bugie e l’oppressione di uno Stato di Polizia. È ora di fare qualcosa

La popolazione carceraria italiana ha toccato il record storico di 67.953 detenuti, stipati come bestie in spazi angusti che potrebbero “ospitarne” non più di 44.000. La fonte è direttamente quella del ministero dell’Interno ( www.interno.it/ ); la titolare del dicastero della Giustizia Paola Severino, si appresta invece a portare nel prossimo Consiglio dei ministri prenatalizio un pacchetto urgente di misure definito anti-sovraffollamento. Una situazione talmente drammatica, condita da suicidi, atti di autolesionismo, violenze di ogni tipo e agghiaccianti storie di solitudine, da prefigurare non più quella che i soliti media di Regime definiscono semplicemente una “emergenza carcere”, ma il fatto che sia il concetto stesso di carcere ad essere divenuto (o lo è sempre stato?) un’emergenza. 64 i suicidi andati a buon (?) fine nelle patrie galere, senza contare gli altri morti e gli innumerevoli tentativi di togliersi la vita che ci sono stati nel 2011, anche tra le guardie carcerarie ( www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm). Numeri di guerra nati da una sospensione illegale della democrazia in Italia e dal mancato rispetto delle più elementari regole della tutela della vita umana.

Che fare dunque? Limitarsi a mettere fuori qualche migliaio di disgraziati a cui mancano pochi mesi al fine-pena, come sembra propenso a fare lo staff della Severino, oppure cercare per una volta di guardare oltre, imponendo una gestione più civile del sistema carcerario?  Al momento, l’unica risposta seria al problema del sovraffollamento sembra essere il ricorso alla depenalizzazione di alcuni reati introdotti in modo criminogeno nel nostro codice. Per primo quello sulla clandestinità, scritto nella legge Bossi-Fini e così ben fatto rispettare dall’ormai ex capo degli “sbirri” Roberto Maroni. Una visione distorta della vita che parifica il migrante, il clandestino senza documenti, ad un criminale spietato ed incallito. Discorso più ampio poi deve essere fatto sulla sempre verde intenzione di depenalizzare l’uso e la coltivazione domestica della cannabis indica, più volgarmente detta erba. Nello stesso solco del referendum abrogativo del 1993 si inserisce la proposta di legge n. 3034 del 30 novembre 2011( http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/legalizzazione-canapa-presentata-la-proposta-di-legge ), presentata al Senato della repubblica da due senatori del PD, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, titolata “Norme per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica”.
L’intento dei due parlamentari è quello di buttare nel cesso la visione proibizionista, reazionaria e fuorviante del problema droga, inserita truffaldinamente nel codice penale nel 2006 con la legge denominata Fini-Giovanardi. Norma che sta contribuendo a far passare per criminali, e quindi ad inserire nel girone dantesco del sistema carcerario, migliaia e migliaia di innocenti e onesti cittadini, oppure piccoli spacciatori di modesti quantitavi di marijuana. Rimandando ad altre occasioni il discorso sulla scientificamente comprovata beneficità dei principi attivi della cannabis in sede medica ( www.medicalcannabis.it/mainpage.php ), ci limitiamo qui a sottolineare la profonda ingiustizia di un sistema italiano che vede i grandi ladri (banchieri, evasori fiscali, membri della casta, speculatori, mafiosi) godere sui Media e nei Palazzi di una impunità e di una approvazione sociale, che viene poi ribaltata in irrazionale disprezzo nei confronti di milioni (forse 5) di innocui consumatori di marijuana, in nome dell’ordine, della disciplina e del controllo sulle persone che lo Stato dovrebbe esercitare. Visione del mondo che per noi di Parolibero può essere definita in un solo modo: Fascismo.

16 dicembre 2011

Monti leader della nuova DC

La longa manus della Balena Bianca si sta stendendo anche sul futuro politico di Mario

Beppe Pisanu

Monti. Mentre il sobrio presidente del Consiglio, infatti, è impegnato fino allo spasimo ad infilare le mani nelle tasche degli italiani, quelli più poveri si intende -riuscendo in queste ore persino nella proibitiva impresa di suscitare la reazione dei sindacati uniti (Cgil, Cisl e Uil insieme dopo 5 anni) che, attraverso l’arma dello sciopero generale, tentano di difendere i diritti (ma anche i privilegi) della minoranza dei lavoratori da loro rappresentati-, alle sue spalle, all’interno dei Palazzi del Potere, si sta consumando l’ennesima congiura, ordita questa volta dall’inossidabile scudocrociato Beppe Pisanu.

Secondo questo dinosauro parlamentare, infatti, Mario Monti è destinato a guidare ancora il Paese dopo la nascita di “una coalizione di tutti coloro che hanno sostenuto il governo fino all’ultimo”. Per Pisanu, in pratica -nella sua rivendicazione contenuta nell’intervista rilasciata a Repubblica domenica scorsa-, il bipolarismo sarebbe finito, destinato ad essere sostituito da un qualcosa che, per il momento, rimane innominabile, ma che per tutti ha già assunto le sembianze di una Nuova Democrazia cristiana. Ma a chi è veramente rivolto il messaggio trasversale lanciato da Pisanu? Sicuramente a Berlusconi, ormai stretto nell’angolo del ricatto politico ordito ai suoi danni, ma non ancora domo e risoluto a dare battaglia nel segno di un bipolarismo feroce, così come lo abbiamo sperimentato in questi ultimi anni.
Per Pisanu, in pratica, lo sputtanato Cavaliere dovrebbe semplicemente farsi da parte, abbandonando le macerie di un centro-destra presto orfano del Pdl alla conduzione di un manovratore più moderato che riesca a pilotare la rattoppata nave azzurra all’interno di un porto sicuro dal facile approdo centrista. Berlusconi a casa, dunque, ma un avvertimento in stile paramafioso è stato lanciato, in questo modo, anche a Bersani e alla cosiddetta classe dirigente del PD, invitata a non dare colpi troppo forti che possano rischiare di spezzare la corda che tiene unito il governo di Grosse Koalition che, per interesse materiale e codardia morale dei professionisti della politica, sta riuscendo nell’impresa impossibile di abbindolare un intero popolo mentre, nel nome di una inesistente equità, i membri della casta (politici, banchieri, grandi capitalisti) continuano indisturbati a svolgere lo sporco ruolo di grassatori della società. Il miracolo compiuto dai cristiani in politica è anche questo.
12 dicembre 2011