Berlusconi condannato, i parlamentari Pdl: Grazia o dimissioni

È durata quasi due ore la riunione dei gruppi parlamentari del Popolo della Libertà, convocati con urgenza a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi all’indomani della storica sentenza della Corte di Cassazione che lo ha reso un pregiudicato per il reato di frode fiscale. L’incontro si è concluso con un colpo di scena non del tutto inatteso: i parlamentari del Pdl hanno dato la loro disponibilità a rimettere il mandato da deputati e senatori. La conferma è arrivata direttamente dal capogruppo al Senato, Renato Schifani, che si è spinto persino più avanti, collegando di fatto la mancata defezione in massa dei berlusconiani dalle Istituzioni –con conseguente crisi di governo e fine della legislatura- alla concessione della Grazia a Berlusconi da parte del presidente della Repubblica Napolitano.

Schifani ha poi ufficializzato la richiesta di un incontro con il Capo dello Stato per discutere sull’argomento. Notiziona confermata a stretto giro di posta dall’altro capogruppo Pdl, quello alla Camera, Renato Brunetta, anche lui pronto per la missione al Quirinale. Il pitbull berlusconiano non se lo è fatto ripetere due volte e ha  ringhiato verso i cronisti: “O Napolitano concede la Grazia, oppure tutti sappiamo quello che dobbiamo fare: difendere la democrazia”. La situazione comunque è in continua evoluzione, come confermano i toni più felpati usati dal ministro Maurizio Lupi: “Non è in gioco il governo, ma la democrazia”. Crisi di governo sempre più vicina, con buona pace dei facili profeti che avevano pronosticato che dopo la sentenza Mediaset i due piani, quello politico e quello giudiziario, sarebbero rimasti separati in nome della “difesa dell’Italia dal pericolo crollo economico”. Su queste poche carte il debole presidente del Consiglio, Enrico Letta, aveva puntato tutte le sue fiches, incapace di tenere testa all’ira funesta del Caimano, forse ex Cavaliere.

 

Proprio così, perché, tra le pene accessorie inflitte ad una persona condannata a 4 anni di galera (di cui 3 indultati) per frode fiscale, potrebbe esserci anche la cancellazione del nome di Silvio Berlusconi dall’albo dei Cavalieri del Lavoro, anche se l’espulsione dal cavalierato non scatta automaticamente con la condanna. Intanto, il cittadino Berlusconi, ancora per poco senatore, ha dovuto subire l’onta di vedersi ritirati sia il passaporto personale che quello diplomatico. Proprio oggi, poi, l’esecuzione della sua condanna –gli manca un anno da scontare ai domiciliari o, in alternativa, in affidamento ai servizi sociali- è stata firmata dal giudice, ma sospesa per il periodo feriale fino al 15 settembre. Da quel giorno il “detenuto” Berlusconi avrà un mese di tempo per scegliere se spassarsela in una delle sue mega-ville, oppure seguire la strada intrapresa dall’amico Cesare Previti, finito a dare una mano agli ex tossicodipendenti del centro “don Mario Picchi”.

Altri ostacoli sulla strada della salvezza per il Cavaliere (ex) sono l’interdizione dai pubblici uffici (da 1 a 3 anni) da discutere in autunno, ma soprattutto la probabile decadenza dal ruolo di senatore, con annessa incandidabilità perpetua, a causa di una legge votata anche dai suoi uomini durante lo sciagurato anno di governo Monti. Logico che di fronte a questa imminente Caporetto politico-giudiziaria, Berlusconi sia passato subito al contrattacco, facendo prima pubblicare un videomessaggio alle dieci della sera di giovedì, a Palazzaccio ancora caldo, e convocando poi i Suoi parlamentari per mettere a punto la nuova strategia che, arrivati a questo punto, sembra essere la seguente: Grazia di Napolitano o crisi della legislatura e nuove elezioni targate Forza Italia.

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